Friday, August 24, 2018

un'ora alla radio


Sabato pomeriggio di settembre, ore sei, la manovra (addestramento e lavori di manutenzione) è finita e i colleghi sono fuori, alcuni giocano a carte e chiacchierano di niente sul piazzale, altri finiscono alcuni lavoretti.
Alla radio ascolto l'operatore della sala operativa del comando che indica la strada alla partenza di San Paolo. Un'auto incidentata sulla Strada Corta, al chilometro trentadue. Dalle indicazioni pare che abbia anche preso fuoco.
Stanno andando, li vedo correre lungo la strada mentre si allacciano la chiusura del giaccone protettivo e tirano i cinturini dell'elmetto; intanto cercano di immaginare cosa potranno trovarsi di fronte, e quale procedura seguire: chi prende il naspo, chi le cesoia. E guardare in tutte le direzioni cercando un filo di fumo che indichi l'obiettivo.
Dopo cinque minuti, mentre l'operatore li richiama per dare altre informazioni, loro segnalano che sono arrivati sul posto: si tratta solo di un'ape-car rovesciato, delle fiamme nessuna traccia. Le squadre di Perica in viaggio possono rientrare, non servono. Dopo altri cinque minuti: 'per la centrale Perica, servizio effettuato, facciamo rientro in sede'. Poi la radio tace. Fino alla prossima richiesta di intervento. Per rimettere in piedi un apecar bastano due persone e un minuto. Qualcosa di più per spazzare, ma la strada è agibile e il traffico è ripristinato.
Al solito, le informazioni non coincidono mai molto con la realtà, non c'è da fidarsi. Meglio così, ovviamente, meglio uscire cento volte per nulla che non uscire una volta quando serve, cosa che ogni tanto capita.
La qualità e la tempestività delle informazioni sono vitali; l'intervento, il nostro lavoro, inizia da lì, quando suona il telefono.
Il primo a lavorare all'intervento è il collega che risponde, e la sua abilità consiste nell'estrarre rapidamente da chi chiama, agitato e farfugliante, le informazioni utili e 'buone', adatte a valutare il suo problema e decidere se si tratta di cosa attendibile, di nostra competenza, e ad organizzare un intervento, con tot squadre, tot uomini e i mezzi più adatti. E anche se si tratta di una bufala. Sì, perché un buon terzo abbondante delle chiamate al centralino del comando provinciale sono o false o comunque scherzi, e bisogna filtrarle. Ci sono anche tante telefonate di persone che chiamano solo per fare quattro chiacchiere. Un po' perché il 115 è gratis, un po' perché è un numero noto e facile da ricordare. E poi anche perché c'è chi sa di poter trovare un voce amica per fare quattro chiacchiere.
Più tardi esce una squadra ad Allura: 'centrale Perica per partenza Allura' 'avanti' 'puoi dirci quanti automezzi sono coinvolti e se ce ne sono di pesanti'' 'sono due autovetture, ci dovrebbe essere un incastrato e sul posto ci dicono esserci già l'ambulanza'. 'Autogrù per fissa Allura' 'avanti!' 'vai sulla via Montanara e prosegui fino alla curva, poi trovi l'incidente' 'ok!'.
Una squadra con una autogrù, partenza standard per incidente. Oltre il silenzio della radio so che anche in questo caso i vigili si preparano lungo la strada, in base alle informazioni disponibili. Di cosa si tratta realmente lo sapranno solo all'arrivo. Intanto continuano il loro viaggio, correndo lungo le strade di montagna, un poco più veloci del solito, per un incastrato si fa. Continua il silenzio, ci vuole tempo per arrivare. I nostri distaccamenti non sono distribuiti in modo da garantire un tempo minimo e uniforme di intervento sul territorio nazionale. Motivi storici e soprattutto economici non lo permettono. Si potrebbe risolvere agevolmente e rapidamente lasciando nascere i distaccamenti volontari, economici ed efficienti, come hanno fatto da oltre un secolo tutti gli altri paesi civili. Ma qui vige da decenni il divieto sindacale e il disinteresse ministeriale. L'interesse pubblico dovrebbe essere l'unico principio. Dovrebbe, lo sappiamo tutti, ma. A Roma avranno altri problemi. Chissà cosa farà l'Europa'; tempo fa si parlava di un tempo standard massimo di 14 minuti. Nel nostro paese si arriva spesso anche a 40 minuti, e in certe zone del Sud anche di più.
La radio continua a parlare, interventi per vespe e per altre cose di poco conto. Chi non trova la strada e se la fa spiegare due o tre volte, chi fa anche dello spirito prendendo in giro l'operatore (e viceversa).
Informazione. Nei lavori 'normali', non ce ne rendiamo conto, parliamo sempre di un insieme limitato di situazioni, argomenti e ruoli; le richieste e le frasi usate sono sempre più o meno le stesse, e sappiamo già come rispondere. Anche se le comunicazioni sono frammentarie, incomplete e in parte errate, in genere sappiamo come trattarle e senza pensarci correggiamo il tiro e completiamo le parti mancanti. E' il contesto. E rispondiamo avviando una delle procedure solite che usiamo ogni giorno da anni. Se andiamo in farmacia acquisteremo un'aspirina o cose del genere, non chideremo di andare in bagno o un libro in prestito, ruoli e azioni sono limitati e noti.
Qualche errore capita, in genere senza gravi conseguenze. Voglio dire, in genere non muore nessuno. Ma qui è diverso. La situazione dall'altra parte del telefono può essere veramente qualunque, mai vista prima, e afferrare gli elementi rilevanti non è sempre facile né possibile. Capita davvero l'equivalente del cane che parla o del'ufo da soccorrere. Ogni parola è essenziale, ogni domanda è importante, e il tempo intanto passa, la clessidra è girata e la sabbia scorre.
Ore 18.10 'Incendio cucina in canonica a Sant'Angelo di Sopra, bruciano gli arredi e si sta estendendo'. 'Arrivi male, non capisco, hai detto incendio' 'Brucia una canonica, una cucina'. Bè, la chiesa la trovano facile, basta cercare il campanile.
Dopo parecchio tempo si sente 'tutto a posto, rientriamo' . OK, il solito
tegamino sul fuoco, molto fumo e niente arrosto. Nel nostro caso, l'incendio non si è esteso, altrimenti sarebbe uscita l'autobotte e qualche alta squadra.
La sequenza di comunicazioni prosegue, a tratti e intervallata da lunghi silenzi. Quando si parla c'è motivo di urgenza, quasi sempre. In genere comunicazioni brevi e concise, ma calme e tranquille. Contrasta con la concitazione di parecchie comunicazioni improvvise. Ogni tanto qualcuno è molto agitato, specie dopo una corsa a piedi, ma non dovrebbe spaventarsi nessuno. Chi parla in genere è un caposquadra e si presume che abbia una lunga esperienza e non si scomponga facilmente.
'Kx11 per Perica'. 'Avanti PE'. 'Situazione''. 'Stiamo rientrando, abbiamo finito.'.'OK carta e penna, ti do un'altro indirizzo'.'Ok vai di seguito'.
'Via Poggi, 72, signor Ascani dallo 023871365, sono due persone fuori di casa, anziane. Dovrebbe esserci una finestra aperta al secondo piano.'
'Mi puoi ripetere il nome del richiedente per cortesia, sei arrivato molto male'. 'Ascani, Ascani' Dopo dieci minuti: 'fatto, rientriamo'
'PE per Allura.' 'Avanti per Allura.' 'È uscita la seconda partenza per soccorso a persona via Milazzo, richiesta dalla polizia municipale.' 'Arriva via filo, per cortesia.'
Intanto si risente una voce già sentita: 'Fissa Allura dalla prima partenza.' 'Avanti prima partenza per fissa Allura.' 'Noi partiamo dal posto e rientriamo.' Evidentemente hanno risolto, estratto l'incastrato, sistemato le auto, la strada è stata liberata e il traffico ripristinato.
Ore 18.15 la nostra radio si mette a strillare una sequenza di toni rapidi. È per noi 'Avanti centrale, siamo in ascolto'; si tratta di una sterpaglia. Esce il nostro APS con la squadra, roba da poco. Speriamo, perché due settimane fa una richiesta del genere è poi risultata essere una discarica e ci ha tenuti impegnati da matti per undici ore. È una località lontana, impiegheranno almeno 15 minuti per arrivare.
Io resto alla radio. Il telefono suona, rispondo. Bove, un nostro vecchio amico, mi comunica che un contadino in via Roggi sta bruciando non so cosa che fa un fumo nero e impestato che disturba il traffico e va nelle case. Noi non possiamo intervenire se non c'è pericolo, è controllato. Ma è inquinante e intralcia il traffico, quindi è competenza di vigili urbani o altre forze dell'ordine reperibili. Ci manda lui la polizia, sa come fare. Poi mi dirà, se serve ci possiamo andare noi, se è già tornato l'APS.
Sento voci in cortile, non tutti i ragazzi sono partiti, e i rimanenti continuano a giocare a carte. È sabato, il lavoro era ieri, domai è domenica. Il lunedì è lontano. Si sta in caserma, e ci sono mille lavoretti da fare.
18.40, I nostri sono sul posto: 'Centrale PE da mobile San Paolo, siamo sul luogo e si tratta poca roba, c'è il contadino e sta controllando, è un campo di mais'. È Ivano, in genere sproloquia per un quarto d'ora quando riesce a prendere in mano un microfono, ma stavolta si è contenuto. Rientrano.
19.00, le sette di sera, ormai i ragazzi sono rientrati e il camion ancora caldo riposa in autorimessa. La caserma è pulita e tutto è in ordine, chiudiamo e andiamo a casa. I cercapersone sono accesi, se c'è bisogno siamo pronti, in paese ci sono almeno dieci di noi sicuramente reperibili, due squadre se necessario.
La radio continua a parlare, nel resto della provincia continuano le richieste di soccorso e le comunicazioni tra la centrale e le squadre al lavoro. Come ogni ora di ogni giorno, come quella che è appena passata.

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