Friday, August 24, 2018

estate umida

manich2010_07100077Non brucia nulla in tutta la provincia, record minimo di incendi da decenni o a memoria di pompiere.
Ha smesso di piovere da poche settimane, nei campi si è riusciti a malapena a mietere il grano asciugato a fatica sotto un sole prepotente e afoso, e nei primi giorni le mietitrebbia spesso sprofondavano con le ruote nel terreno zuppo d’acqua.
Tolte le spighe, da terra spunta già l’erba verde, invece delle crepe polverose dell’estate normale. In effetti tutta la campagna è verde come se fossimo a primavera, uno spettacolo inconsueto. Chissà se è per questo che ci sono anche parecchie  rondini, erano anni che non se ne vedevano tante. Anche i canali sono colmi, e basta scavare un buco di poche decine di centimetri per vederlo riempirsi d’acqua in pochi minuti.
Niente sterpaglie in fiamme, né campi di grano o pattume che si propaga a case e capannoni spinto dal vento, niente cortine fumogene che invadono case e strade, ma nemmeno cassonetti dell’immondizia, auto incendiate, cascine, rotoballe, fuochi nella notte. E, non so che c’entra, ma nemmeno i gatti salgono sugli alberi, né le vespe infastidiscono i soliti paranoici, e neppure le tegole minacciano più di abbattersi su ignari passanti. Perfino gli incidenti sono sotto la media. La sola sterpaglia in fiamme è stata tra una pioggia e l’altra mesi fa, quattro metri quadri. Un solo incendio di pattume, del tutto risibile e indegno di smuovere una squadra di vigili, e che si sarebbe spento di stenti da solo, entro pochi minuti. Un unico incendio di campo di grano alle due di notte, visto solo da lontano e mai trovato nonostante minuziose e ansiose ricerche; niente fumo, nessun odore, niente tracce di bruciato a terra: un vero e proprio incendio fantasma. L’auto in fiamme dell’altro giorno si è rivelata l’ennesima ciofeca: la signora che aveva appena comperato l’auto usata ha ravvisato nello sbuffo di vapore bianco, espulso dal manicotto staccato del radiatore, un segno di incipiente rogo, e a momenti ci resta secca per infarto. Troppi cattivi telefilm, signora.
Le autobotti restano ferme, colme di acqua ormai immobile e stantìa, sui castelli di manovra non ci sono manichette appese ad asciugare, gli SK restano immacolati  e oziosi nelle rimesse.
Tutto qua. Non è che non si faccia nulla del tutto, qualche rara eccezione c’è, come l’incendio non casuale di un appartamento ricolmo di pattume, o di un ammasso di farina animale, ma per il resto si tratta di falsi allarmi o robine da cinque minuti. In collina qualche anziano si perde nei boschi, come sempre, e qualche animale si intrufola dove non dovrebbe e bisogna recuperarlo. In provincia qualche sterpaglia, accesa dai contadini, c’è, e perfino una rotoballa, ma il fuoco si rifiuta di propagarsi e si lascia domare con inusitata facilità.
Non che ci dispiaccia, eh? Correre e affannarsi a lottare nel fumo contro il fuoco, con  ‘sto caldo umido e con addosso chili di equipaggiamento e un giaccone quasi ermetico, non è esattamente piacevole, per non parlare ovviamente dei danni e dei rischi delle persone.
È solo che la situazione è anomala e inquietante. I vecchi hanno sviluppato un senso di allerta che ora viene disatteso, mentre nei giovani a essere deluso è l’entusiasmo e il desiderio di mettersi alla prova in uno dei tanto mitici incendioni, raccontati cento volte dagli anziani attorno al tavolo in caserma. Non c’è neppure gusto a lavare gli automezzi, che non sono nemmeno impolverati.
Poco male, si rimedia dedicando più tempo, finalmente, ad esercitazioni e al controllo dettagliato dell’equipaggiamento, alla manutenzione di automezzi e della caserma. A prepararsi, insomma, perché questa è solo una curiosa tregua, che una sirena improvvisa può rompere in qualsiasi momento. Godiamocela fin che si può.

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