acqua!

'Non vedo un accidente' brontola Andrea, chino sul volante, e strizza gli occhi per vedere nel buio oltre il vetro appannato. Cavo uno straccio dal tascone della tuta e cerco di pulirlo alla meglio. Almeno funzionasse bene il riscaldamento, il defender è nuovo, ma non è confortevole del tutto. E l'umidità stasera è alta.
Sta piovendo in un modo incredibile, altro che catinelle, la strada è un torrente e i la luce dei fari va poco lontano. Il tergicristallo non ce la può fare, è già tanto se non piove dentro. Le miriadi di enormi gocce sospese tutt'attorno a noi scintillano di blu in risposta al lampeggiante, mentre i fulmini continuano a cadere vicini illuminando a giorno il cielo e la campagna. Fortuna che abbiamo già cenato, ormai sono le nove e mezza.
'Va piano, allora, non rischiamo nulla, è solo acqua'. Ma chi vuoi che vada in giro con un tempo così. 'La pompa è ancora lì'' chiedo dietro, dove siedono Fabrizio e Piero. Al traino abbiamo il carrello con la motopompa. Sul posto ci aspetta Preti, che abita là. Fabrizio tace pensoso, Piero sta ancora elaborando la domanda.
Abbasso il volume della radio, che parla di continuo, ci sono molte squadre in giro stasera e tira decisamente aria di crisi.
Tutto il giorno è spiovigginato, ma pare che mezz'ora fa sulla zona della frazione di Frolla si sia abbattuto un acquazzone notevole. Tra fulmini e tuoni in un quarto d'ora è caduta tanta acqua da ridurre le strade a fiumi, colmando le fognature e allagando diverse il cortile e il seminterrato di molte abitazioni.
E piove ancora, e i temporali si stanno estendendo al resto della provincia, sentiamo che mandano fuori tutte le squadre.
La centrale ci ha inviati, assieme ad altre squadre delle sue, a vedere se possiamo fare qualcosa con le nostre pompe. 'Andiamo per niente, come al solito. Finché le fognature non ricominciano a tirare non c'è niente da fare' Fabrizio ha ragione, troppa acqua, tanta. Si vede anche qui, man mano che ci avviciniamo la strada somiglia sempre più a un fiume, ci saranno dieci centimetri d'acqua corrente, e continua a venire giù alla boia d'un giuda e peggio. La natura ci ricorda ogni tanto chi comanda, basta volere capire il messaggio, non è difficile. La vediamo lunga per stanotte.
Noi piazziamo le pompe e le mettiamo in moto, ma che pompiamo a fare se ne arriva più di quella che portiamo via' E poi dove la mettiamo, se la buttiamo in strada quella ritorna indietro, l'acqua va alla bassa, mica in su. 'Lo sai, tanta gente non capisce, se vede che pompiamo è anche contenta, vuol solo essere rassicurata' gli faccio. Il massimo che puoi fare è portare via dall'acqua le persone e le cose quando è molta, e se è poca pomparla via da qui e metterla là, stop. Il fuoco lo puoi forse spegnere, ma l'acqua mica l'asciughi. 'Bella avventura' fa con tono deluso Piero, è da poco con noi ed è già disilluso, fare il pompiere non è emozionante come sperava. Ma ci passiamo tutti, il mestiere è questo.
Da alcuni anni piove così e sempre peggio. Poco o niente per mesi, poi in cinque minuti viene giù quello che un tempo veniva giù in un giorno. Non c'è scarico che tenga. La cementificazione e la chiusura degli invasi antichi, poi, peggiora le cose, ma di poco. Se aggiungiamo anche tutti gli arricchiti che si sono costruiti la casa con la tavernetta o il seminterrato, che tradizionalmente qui nessuno ha mai costruito perchè siamo a soli venti metri sul livello del mare e sotto c'è sempre stata acqua, allora la situazione butta male. Va già bene che di pericolo non ce n'è, al massimo si bagnano i mobili o le bici in garage, e i piedi. E noi i piedi e poi tutto il resto.
Guardo l'acqua che corre per la strada, le ruote sollevano onde alte ai lati, mentre i fari illuminano le strisce di luce delle gocce che cadono. Il rumore che fanno sul tetto è forte. Certo che è tanta, tanta. Fortuna anche che non c'è vento, gli alberi dovrebbero tenere. Tra uno scroscio e l'altro arriviamo al centro abitato. La centrale ha già un elenco di una ventina di chiamate solo in questa zona, andiamo al primo e vediamo cosa si può fare.
Il primo indirizzo è vicino, cercando di leggere i nomi delle vie sulla segnaletica, svoltiamo un paio di incroci e stavolta l'acqua arriva a quindici ' venti centimetri buoni, i fossi non si vedono più e nemmeno i bordi della strada. Fortuna che i lampioni funzionano ancora, la luce fatica a traversare la fitta pioggia. Davanti la serie di villette qualche persona, ombrello e stivali lunghi, cammina a fatica nell'acqua. In fondo vediamo Preti che gesticola davanti a un'abitazione, ci fermiamo e mentre Andrea fa manovra scendo a vedere che c'è. Per fortuna il giaccone e il casco nuovo tengono bene l'acqua, che scende in verticale. Non è neppure fredda stavolta. Nel cortile buio, verso l'autorimessa, affondiamo subito in un mezzo metro d'acqua, anche il garage è un lago e c'è pure un puzzo di fogna che non dovrebbe esserci. La luce è saltata, il proprietario ha una torcia elettrica in mano e con la moglie che regge un ombrello ' ma sono bagnati lo stesso, sarà almeno mezz'ora che sono al lavoro ' sta sollevando le cose dall'acqua e le poggia sui tavoli e sugli scaffali. 'e adesso è anche calata, doveva vedere prima quanta ne entrava, e come spruzzava dai tombini. Mi è anche entrata nella tavernetta, tutti i mobili a bagno'. 'E la pompa'' 'Ce l'ho, ma non ce la fa con tant'acqua, vede' Ho anche le batterie di emergenza per alimentarla e funziona ancora, vi ho chiamati per questo. Se continua a piovere e torna a crescere mi fa danni ancora peggiori'. 'È anche una settimana che chiamiamo il comune, si è rotto qualcosa nelle fognature e si sono mescolate e acque nere e bianche, sente che puzza' Ma non si è visto nessuno'. Scambio un'occhiata con Fabrizio che intanto mi ha raggiunto. Storia già sentita.
Non c'è fognatura che tenga con queste nuove piogge, anche rifacendole grandi quattro volte e avendo i soldi per farle. Inoltre devono scaricare da qualche parte, ma il canale maggiore, là a lato della statale, è già pieno e non ci sta più nulla. La rete di scolo fu costruita in epoca preromana e ha retto per oltre duemila anni. Di recente è anche iniziato un suo smantellamento scellerato, con canali tombati, maceri chiusi, fossi eliminati, cementificazione a tappeto; cose che non migliorano la situazione e aumentano il rischio per il territorio. Aggiungiamo il progressivo cambiamento climatico di questi ultimi venti anni, e il disastro è garantito. Le tavernette allagate sono un banale sintomo, il problema è che qui è terra di alluvioni, rischiamo per le case, le strade e le aziende. Il 1966 è ancora vivo nei ricordi di tante persone, anche se la maggioranza dei giovani, al solito, se ne fregano, basta che sia aperta la discoteca e funzioni il telefonino. Già, magari adesso qualche pensiero lo avranno, i cellulari non funzionano più, forse i fulmini hanno beccato qualche ripetitore. Ecco perchè non possono essere usati come sistema di comunicazione per chi opera sull'emergenza e il soccorso, troppo vulnerabili e inaffidabili.
Il proprietario mi indica anche il muretto di recinzione, di là c'è un cantiere e un prato di fango e ci si può pompare l'acqua senza che torni indietro o che vada in casa di qualcun altro. 'Guardi, noi possiamo fare poco, finché non smette continuerà ad entrare. Comunque cominciamo a pompare e vediamo se ce la facciamo'. Io balle non ne racconto, e non prometto nulla che non possa mantenere; se i clienti restano delusi, non so che farci, la realtà è questa, per i miracoli ci sono altre aziende. Le persone ragionevoli lo sanno già. Per le altre, pazienza. La nostra pompa è potente e qui riesce a pescare bene. Il lavoro magari sarà quasi inutile, ma da qualche parte dobbiamo pur cominciare, e qui tutte le abitazioni sono messe così.
Alcuni vicini ci hanno visto e, stivaloni da gamba e ombrelli, si sono raccolto qui fuori a guardarci, speranzosi in qualche miracolo. Una signora con la permanente rovinata mi chiede quando andiamo da loro, hanno chiamato tante volte. 'Non saprei, qui ne avremo per almeno un paio d'ore'. Altre squadre sono all'opera, ma siamo tutti qua, e ci sono decine di chiamate, centinaia in provincia ormai. Ci vorrebbe la protezione civile, chissà se l'hanno attivata' Loro hanno decine di pompe e anche buone. 'Tra dieci minuti vengo a vedere cosa si può fare, signora, forse posso mandarle un'altra squadra'. Ecco, adesso è un po' più contenta. Tanti altri, invece, vedo che proseguono il loro lavoro senza scomporsi e senza dare la colpa a qualcun altro. Tante abitazioni sono buie e tranquille. 'Eh, quelli hanno messo la valvola di non ritorno agli scarichi, e le porte tengono l'acqua' mi spiega il proprietario.
Fabrizio ha telefonato in distaccamento, riferisce che il sindaco è al lavoro e la macchina comunale della protezione civile si è attivata, e anche quelle nei comuni vicini. Ottimo, hanno i loro tempi, ma le risorse sono massiccie, forse ce la facciamo.
Intanto Andrea è riuscito, al quarto tentativo, a fare marcia indietro e spingere il rimorchio con la pompa in posizione, vicino all'acqua. È buio, piove che dio la manda e siamo in discesa con un defender che ha un raggio di sterzo minimo.
Svolgiamo il pesante tubo di aspirazione e piazziamo l'estremità nel punto più profondo, in modo che la succheruola sia completamente immersa. Riempiamo di acqua la girante per innescarla e dopo alcuni tentativi riusciamo ad avviarla e aspirare l'acqua. La luce ce la facciamo con le lampade portatili personali, quelle del ministero sono poche e funziano al massimo per cinque minuti. Piero è andato a svolgere la manichetta e adesso sta in mezzo al prato col fango alle caviglie a controllare se l'acqua pompata esce e dove va a finire.
Lascio tutto in mano ad Andrea, i ragazzi sono esperti e sanno cosa fare meglio di me. Adesso stanno nella rimessa al coperto, fissando il livello dell'acqua sperando di vederlo calare.
La pioggia diminuisce, poi riprende all'improvviso. Camminando nell'acqua vado a vedere come son messe le altre abitazioni lungo la strada, magari c'è qualcuno che ha un'urgenza maggiore. Il casco e il giaccone tengono bene l'acqua, peccato che alcuni schizzi mi siano entrati negli stivali. Pazienza.
Un signore lungo la strada mi dice che la protezione civile c'è, stanno operando qua vicino con diverse squadre. Se li trovo magari possiamo anche coordinarci, o qualcosa del genere. Nella casa accanto intravedo uno che trasporta della roba, con i piedi a bagno. 'Come va, serve qualcosa'' Lui mi squadra incerto 'no, grazie, ormai quel che è bagnato è bagnato, è solo il garage, domani si asciugherà'. Bè, ottimista, e pratico. Non è la prima volta che qui si allaga tutto, c'è chi ha fatto tesoro dell'esperienza, e chi no. Ma l'atmosfera è strana, manca qualcosa.
In fondo alla strada mi viene subito incontro la tipa di prima 'allora, riuscite a venire' Posso chiamare ancora il comando, magari hanno un'altra squadra, o magari telefono in comune'' 'Io credo che a quest'ora non ci sia nessuno, sono tutti in giro. Posso vedere'' Nel seminterrato c'è almeno mezzo metro d'acqua sporca, oltre al garage c'è la tavernetta, piena di mobili e cianfrusaglie. Il marito, in maniche di camicia e pantaloni rimboccati alla bell'e meglio, ciabatte ai piedi a bagno, sta girando qua e là a vuoto. Qui non c'è molto da fare, e non vedo proprio dove buttare l'acqua. Non ha neppure una pompa, Andrea mi ha detto prima che qui siamo già venuti alte volte. Quindi non sta capito. 'Faremo degli esposti al sindaco, anche causa, queste fogne non tirano'. Ecco, bravo, penso io, prova a infilarlo nei tombini l'esposto, magari li stura intanto che aspetti e pretendi. Sì, perché in genere questi tipi non si degnano di tenere puliti gli scarichi davanti a casa dalle foglie e altro, tanto è roba pubblica, mica loro.
Passa Preti con la sua auto, si è bagnato i piedi e va in caserma a prendere un paio di stivali più alti. Anche io ho acqua negli stivali, per non parlare dei pantaloni, stiamo girando tutti sotto la pioggia da almeno un'ora. Avverto gli altri che vado con lui, a loro serve nulla. Le strade sono ancora più allagate di prima, arriviamo dove vediamo un sacco di lampeggianti di tutti i colori e automezzi, e il rumore di pompe in funzione, è la protezione civile. Sotto infiniti ombrelli e orecchio alla radio ci sono gli amici. 'Ciao Gianna, come siete messi'' 'Oh, ma ci sei anche tu. Abbiamo piazzato cinque pompe e ne stanno arrivando altre da Rola, e pure un paio di idrovore'. Preti mi guarda e sottovoce mi fa 'ma stanno pompando l'acqua in mezzo alla strada, gli torna indietro!' 'Buono, lasciali fare, è tutta esperienza, poi ci arrivano da soli. E poi guarda, stanno operando su almeno cinque punti, stanno facendo un buon lavoro, se continuano così, noi tra poco possiamo andarcene'. Chiedo che mi mandino una pompa appena è disponibile nella via dove siamo piazzati e proseguiamo.
Non capisco questo contrasto tra vigili del fuoco e protezione civile, siamo tutti volontari e lavoriamo per la comunità. Magari la competizione stimola tutti a migliorarsi, sicuramente c'è ancora molto da lavorare per definire competenze e professionalità, ma c'è davvero tanto spazio e tanto lavoro per tutti. Non c'è proprio nulla da portare a casa, se non la soddisfazione personale del lavoro ben compiuto. Bisogna lavorare assieme e imparare a conoscersi, le occasioni non mancano. Molti dei vecchi pompieri non capiscono queste cose e sono gelosi: legge del branco e campanilismo, ma come al solito il mondo va avanti per conto suo, indifferente. E nei giovani, ignari, attecchiscono le idee nuove (di solito).
Nei sette chilometri di strada incontriamo ancora zone allagate, la pioggia a tratti diventa fortissima, tra lampi e tuoni. La radio parla ancora incessante, le comunicazioni si sovrappongono, ci sono sempre più allagamenti in tutta la provincia e anche in quelle vicine. Riusciamo a cambiarci in fretta, fortuna che nell’armadietto ho ancora un paio di calze e di mutande di scorta. Il tempo di una pisciata veloce e torniamo là.
Dalla signora adesso c'è un autospurgo privato, non ho capito se è in convenzione col comune o cosa, ma può essere una buona soluzione perchè l'acqua che aspira poi la porta via. Non vedo la pompa che avevo chiesto. Torniamo dagli altri, ormai sono rimaste solo due abitazioni in difficoltà in questa zona, nelle case è anche tornata la luce. 'La pompa tira e il livello dell'acqua nel garage è calato parecchio, guarda'. Andrea non fa in tempo a dirlo che la pioggia torna a scrosciare all'improvviso. E il livello a crescere, lentamente. Porco boia, non andiamo più a casa. Tornano anche i fulmini nel cielo, talmente vicini da tuonare all'istante, come fuochi artificiali. Ci mancherebbe solo un incendio, quest'anno non sarebbe la prima volta. Poi smette, di nuovo.
All'improvviso capisco cosa manca. Qua un tempo era tutta gente di campagna, di origini modeste. Quando capitava qualcosa del genere, tutti erano coinvolti, chi era all'asciutto correva ad aiutare chi era al bagnato. Era la consuetudine in queste campagne. Adesso vedo che chi non ha l'acqua è a letto a dormire. D'altra parte gli altri sono uguali e non si aspettano l'aiuto dei vicini. I tempi cambiano. Pensare che queste terre poche centinaia di anni fa erano paludi, e solo lo sforzo enorme di tutta una comunità per decine di anni le trasformò in campi fertili.
Un lampeggiare di luci arancio accompagna un furgone con alcuni tizi in giaccone giallo. Mi faccio vedere, sono loro. Hanno quattro pompe piccole elettriche e una grande. Ottimo. 'Benvenui, cominciavo a disperare' 'Veniamo da Rola, ci han detto di venire in questa via, dove dobbiamo andare'' Gli indico la casa e il problema, li assistiamo mentre installano la pompa grande e la mettono in funzione. E’ un modello galleggiante, con un piccolo gruppo motore a benzina, e lavora anche con poca acqua. Il livello cala velocemente, tra una mezz'ora potrebbero avere finito, la pioggia è calata di nuovo. Sono passate ormai due ore, ormai sarà l'una. La strada adesso è libera dall'acqua, gli scarichi tornano a funzionare. Forse andiamo a letto prima dell'alba.
Hanno tutte le età possibili, giovani e anziani, non c’è ancora un controllo nella p.c., spero siano assicurati. Non sono certo abituati ad alzarsi spesso e ad ogni ora di notte come noi, ma questa notte andava fatto e loro sono qua. La solidarietà è ancora viva, non viene più dal vicino ed è un po' complicato, ma chi ci crede si raccoglie in gruppi di volontariato e si organizza. Anche noi siamo qua per questo, no' Bisogna pur illudersi di avere un qualche scopo nella vita.
Torno dai ragazzi, la nostra motopompa ormai ha prosciugato tutto e non ci resta che aiutare i proprietari a togliere quella rimasta sui pavimenti e nelle stanze. Con le scope ci lanciamo l'acqua da un punto all'altro, a catena; l'ultimo la lancia fuori. Siamo contenti di farlo, perchè è l'ultima operazione da fare, poi si va. Intanto Piero e Andrea ripongono gli attrezzi e il tubo di aspirazione sul carrello, la manichetta, infangatissima, è già stata recuperata, arrotolata e riposta. Saliamo sul nostro automezzo, infangando e bagnando il poco che era rimasto asciutto, Andrea risale il pendio e si mette sulla strada. 'Centrale Larena per campagnola San Daresio' 'avanti' 'qui abbiamo terminato, siamo bagnati, quindi rientriamo alla base a cambiarci' 'ok, non abbiamo altri interventi da fare in zona, se mai vi chiamiamo più tardi' 'ok'. 'Spegni la radio, allora' suggerisce Fabrizio 'io voglio andare a letto. Domani sai quante cantine ci saranno ancora da asciugare'' Ascoltiamo la radio che continua a parlare mentre salutiamo i colleghi della protezione civile che incontriamo lungo la strada intenti al lavoro. Sono ormai le tre di notte, ci sono decine di squadre all'opera nella provincia. Alcune squadre stanno di guardia con le fotoelettriche agli argini dei fiumi che, presso Arola, sono pieni fino all'orlo e minacciano di straripare.
Alcune delle strade che percorriamo sono ancora allagate, la pioggia non ha smesso del tutto, si vedono ancora dei fulmini all'orizzonte. Oltrepassiamo altri mezzi di soccorso, qua e là lampeggiano le divise colorate di volontari e carabinieri, noi siamo la prima forza a intervenire, ma la macchina si è messa in moto alla grande adesso e possiamo riprendere fiato. Per adesso ci basta rientrare in caserma, cambiarci un minimo e sistemare la motopompa, cambiare le manichette bagnate, rifornire di carburante, le solite cose. Poi a casa. Ci aspettano poche ore di sonno, poi andremo al lavoro. C'è un'altra squadra pronta per domani, se serve daremo loro il cambio domani sera, al ritorno dal lavoro. Basta acqua.
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