Friday, August 24, 2018

pineta in fiamme


L'orologio a pendolo sulla parete nella sala mensa della centrale batte le 20. Stiamo tutti allineati in attesa, al caldo, io ho pure gli attrezzi posati sui piedi, dato che sono qui per i venti giorni non ho un armadietto. Quando arriva Giorgio, il capoturno, è silenzio: legge gli assegnamenti delle squadre per la notte. La prima, la seconda, la terza, mezzi in appoggio, speciali. Bè, e io' strano, non ha chiamato neanche altri quattro permanenti. 'Abbiamo due partenze fuori provincia a XXXXXX, su un incendio di pineta: a dargli il cambio, col 4×4, vanno'.' E legge i nomi, c'è pure il mio. Wow! Bene, finalmente qualcosa di diverso.
L'altro discontinuo mi guarda pietoso 'mi sa che stanotte non dormi'. 'Capirai, vengo qui apposta per fare interventi, è proprio quello che volevo. Ciao, a domattina, ti auguro un paio di fienili' Schivo il calcio che mi tira, mi caccio in spalla il cinturone e vado coi colleghi a ispezionare il mezzo. Là troveremo pure un'APS e una botte. Cerchiamo di capire dove e cosa, deve essere una cosa grossa se ci sono tante squadre dalla regione, mi sa che ho visto qualcosa prima in tv, è proprio sul mare, una località affollata di turisti, si vede che c'è rischio per gli edifici.
Il caposquadra è Gianni, caporeparto, saggio e tranquillo. Io no, come volontario in un distaccamentino di pianura non ho mai fatto incendi di bosco, tanto meno al mare, e non so bene come fare. Ma qui si lavora in squadra, non a fenomeni, e i 'vecchi' ci tengono a coordinare e insegnare agli altri come fare. È principalmente per questo che vengo qui in estate da anni. E solo qui, fra questi colleghi, mi sento realmente un elemento del Corpo, di un sistema. Malandato, in decadenza, senza risorse, misconosciuto ma con tanti bravi ragazzi che amano il lavoro e la missione. Bè, non tutti, no, ma tanti.
Mangiamo in fretta qualcosa e partiamo. L'autista sa la strada, ci va in ferie; pure gli altri conoscono il posto, ma che hanno da ridacchiare poi' In autostrada e poi fuori, abbiamo fatto presto, arriviamo sul posto. Al solito il difficile è quando sei quasi arrivato, si vede la pineta e il fuoco, troviamo a fatica il campo base. Passiamo le consegne e i colleghi si avviano verso casa. Il capo va a prendere istruzioni. Bè, non brucia tanto adesso, ma siamo vicinissimi alle case e gli alberi sono fitti e alti; il vento forte ci porta parecchio fumo e mischia l'odore della resina con quello della salsedine. La luna è piena e il cielo limpido è pieno di stelle. Ci sono molte luci di automezzi tra gli alberi, blu, rosse, gialle. Intravedo autobotti, ma anche furgoni e fuoristrada della forestale e della protezione civile. E carabinieri e poliziotti. Ma in mezzo, con i badili e le manichette ci sono solo pompieri, al solito. Torna Gianni. L'incendio va avanti da tre giorni, ogni tanto qualcuno lo fa ripartire. Benissimo! Noi dobbiamo controllare il fuoco in una zona, domattina opereranno gli aerei e gli elicotteri.
Ci dividiamo sui due mezzi, io sto con la botte. E la guido io! da non credere. Bè, in realtà io guido spesso a casa, ma in centrale i colleghi tendono a impiegare poco i discontinui. Qui hanno bisogno, e sapendo che ho la patente VF mi hanno messo in partenza apposta.
La notte passa in fretta, dobbiamo lavorare parecchio solo per un paio d'ore, per acchiappare un fronte di fuoco che, nascosto sotto gli arbusti, ogni tanto corre su per gli alberi e ne avvampa le chiome, saltando da uno all'altro a dieci metri di altezza. Boia, sembra vivo! Ti corre sotto i piedi e sopra la testa, e scotta! Per non parlare del fumo, delle spine dei rovi che ti pianti dappertutto, e il caldo umido insopportabile. Io vado a riempire ogni tanto la botte ad un idrante qui vicino, guidando lungo i sentieri strettissimi e bui nella foresta, col rischio di beccare un ramo d'albero nel parabrezza. E bisogna stare attenti ai colleghi che spuntano dalla sterpaglia, e le manichette sparse dappertutto. Non si vede proprio nulla, solo qualche grido e il rumore delle onde. Non lo vedo neppure il mare. Pensandoci, sono almeno venti anni che non lo vedo. Bè, sono quasi in ferie e quasi al mare.
Attacco la manichetta da 70 e, mente la botte si riempie, sento alla radio le comunicazioni delle altre squadre: ormai i fronti di fuoco sono tutti sotto controllo, il vento sta calando e le case sono fuori pericolo, ma il rischio resta alto. Bisognerà anche creare dei sentieri più grandi ' gli ambientalisti stiano zitti e imparino come funziona davvero un bosco, grazie – sia per potere arrivare in tutti i punti in casi come questi, sia come zone invalicabili dalle fiamme. Il resto della notte lo passiamo seduti su una panca a chiacchierare, qualcuno dorme in camion. Stiamo con le orecchie dritte in ascolto, si sente bene l'eventuale crepitio di un fuoco al lavoro. Sento solo il rumore delle onde sulla spiaggia invisibile e il vento che soffia tra i rami, in alto. Ogni tanto passa un qualche automezzo misterioso, qualche lampeggiante colorato tra gli alberi lontani, nel buio.
Le stelle hanno girato, non abbiamo sonno e il cielo rischiara. Quando sorge il sole arriva l'ordine di rientrare in sede, i colleghi del luogo aspetteranno gli aerei. È giorno quando arriviamo in centrale, sono le dieci e il turno è finito da un paio d'ore. Saluto i colleghi e toro a casa a dormire.

No comments:

Post a Comment