Friday, August 24, 2018

orme sulle scale


Cerco di vedere cosa c'è all'interno dell'appartamento, oltre il vetro sporco della finestra decrepita, ma il riflesso del sole di mezzogiorno mi abbaglia. Con la maschera addosso, poi , è anche peggio. Gocce di sudore mi pizzicano il naso, e non posso grattarmi, e col caldo che c'è in questo giorno di agosto afoso mi si appanna di continuo lo schermo di plastica che ho davanti agli occhi. Un po' come stare sott'acqua, con la differenza che qua è un caldo bestia, io sono vestito con tutta la divisa e il giaccone, l'elmo e i guanti, sigillato; ho pure le bombole dell'aria, pesanti, sulle spalle e sono aggrappato ad una scala appoggiata contro la parete di un caseggiato lungo una strada asfaltata al centro del paese.
'Non vedo un tubo, potrebbe esserci uno steso su un letto, ma non garantisco' urlo al poliziotto che mi tiene la scala di sotto, sperando che gli arrivi la mia voce attraverso la gomma della maschera. 'Bè, allora vai pure dentro; tieni conto che non si vede da parecchi giorni, non credo ci sia fretta'. OK, ha capito, credo.
Sono già stato qui vicino due settimane fa, siamo entrati in un appartamento dopo che i vicini avevano chiamato a causa dell'odore cattivo che cominciava a uscire dalla porta. Anche allora sono entrato con le bombole e ben guantato. C'era il corpo di un uomo anziano, solo e morto da almeno quattro giorni, ma ricominciava a muoversi. Se non avete capito, ve lo spiego poi. Per me ormai è normale, e anche giusto.
Vedo intanto che di sotto è arrivata pure un'ambulanza con un medico, uno nuovo. Ho solo un paio di colleghi con me, per un'apertura porta di soccorso siamo sufficienti, solo che Gigi, il caposquadra anziano, sta a chiacchierare col capitano della PS invece di darmi qualche dritta, come al solito. Secondo me ogni intervento va preso sul serio, oppure non lo si fa. Lo esige l'etica del Corpo e il rispetto per i cittadini, Ma forse io ho delle idee strane, sono stato anche ausiliario, lui no, e se ne vanta pure. Mah!
Fortuna che non c'è nessuno in giro a quest'ora a guardare, mi sento un po' buffo così bardato e appollaiato, proprio su quella strada dove sono praticamente cresciuto e dove le consuetudini sono certamente altre. Avverto quelli sotto e rompo il vetro col gomito. Dal foro escono sfrecciando alcune mosche, cominciamo bene. Per fortuna gli odori non li posso sentire. Introduco la mano guantata e giro la maniglia per aprire le ante, scavalco il davanzale e poggio i piedi sul pavimento di mattoni. Adesso vedo, la stanza è in ombra, pochi mobili vecchi sotto le travi vecchie, sporche e piegate che tengono, spero, il soffitto. Mucchi di vestiti, rusco e oggetti indefiniti sparsi ovunque. In fondo il materasso e sopra un corpo rannicchiato a faccia in giù, ormai grigio, coperto di mosche che svolazzano e ronzano. Non c'è dubbio, è andato, sarà il solito infarto. Devo trovare la porta per far entrare i poliziotti e il medico.
Però l'atmosfera è strana, mentre guardo dove metto i piedi, sento un brivido lungo la schiena. E perché poi ci sono tutte quelle orme di stivali per terra' Qualcosa non quadra, capisco che il mio inconscio cerca di dirmi qualcosa, ma non ci intendiamo mai. Mi fermo e osservo meglio. Le pareti andrebbero imbiancate, ma le macchie sono strane, rosso scuro. Sarà mica sangue' E' sangue! Cazzo! Calma, dunque, verifichiamo meglio. Eh sì, è nero, ma è proprio sangue, come nei film gialli. Ma come ha fatto a coprire in quel modo tutta la parte e tutto il soffitto, anche. Si sarà ferito' Ho letto che un'arteria tagliata schizza getti di sangue a metri di distanza, ma qui sembra che abbia voluto dipingere tuto il soffitto. E le orme in terra, che vanno verso le scale' Ci metto un po' a capire, sono molto lento. Questo l'han fatto fuori, e quello che l'ha massacrato ha passeggiato nel sangue, cercava qualcosa, e poi se ne è andato.
Se ne è andato' Sento solo il mio respiro affannato nella maschera, e devo arrivare alla porta. Sfilo la piccozzina e la tengo in mano, pronta. Mi scappa da ridere, ma guardo dietro gli angoli e dietro le soglie, pronto a ogni evenienza. Che faccio poi' Mi hanno già aggredito in passato durante un intervento, ma questo è uno che va giù pesante. Sto anche attento a non pestare le orme e a non toccare nulla. Mi scordo anche delle mosche.
Arrivo alle scale e vedo che le orme passano sotto la porta, bene. Ci arrivo anche io e la apro, con i guanti. Le impronte, eh.
Sono fuori alla luce del sole, realtà familiare. Molto sudato, mi tolgo la maschera, e in effetti avverto un aroma non piacevole, eppure familiare. Il caposquadra e i poliziotti stanno ancora a chiacchierare, non sono mossi. Mi avvicino gesticolando per attirare la loro attenzione, ma non mi cagano pari. Belle forze dell'ordine, mi sento proprio molto protetto. E se qualcuno mi assaliva' E se cadevo in un foro nel pavimento, l'edifico è fatiscente. Bei colleghi della minchia, vatti a fidare, alla faccia della solidarietà della squadra.
Finalmente Alberto, ispettore di PS, mi guarda incuriosito. 'Alberto, guarda che c'è qualcosa che non funziona, è meglio che vai a vedere con attenzione' Lo guardo serio, ma non posso parlare chiaro, ci sono anche alcuni civili che ascoltano. Ripeto la frase marcando i verbi. Qualcosa afferra, si fa serio e con un collega parte a verificare. Il mio CS non ci arriva, gli spiego, ma a lui gli frega giusto per pavoneggiarsi poi al bar per il prossimo mese. Non mi aiuta neppure a togliermi le bombole.
Senza sto molto meglio, ormai è l'una, ma il caldo è orribile. Magari un gelato aiuta, e al pomeriggio mi sa che mi faccio una dormitina, tanto sono in ferie.
(Come è poi finita? Bè, i giornali hanno avuto qualcosa da scrivere per una settimana, hanno incolpato un noto balordo locale, questioni di droga o roba rubata. Storia brutta. Ma il mio compito era di aprire la porta, stop.)

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