Friday, August 24, 2018

casalecchio, venti anni fa

Non sembrano passati tanti anni, e invece guardando le foto dell’epoca si vedono le nostre divise arancioni, gli automezzi ormai sostituiti  (non tutti) e i mille particolari di un’epoca ormai lontana. (Repubblica-cronaca)
Quel giorno e in quelle ore io stavo con alcuni colleghi sul tetto di una casa colonica a controllare l’interno della canna fumaria, dove stava bruciando la fuliggine. Avevano acceso il caminetto perchè faceva freddo. Sul prato di sotto stava la nostra autopompa (un eroico “150”) coi vetri abbassati per potere ascoltare la radio del comando. A un certo momento vedo che i colleghi di sotto e pure i proprietari tacciono e si avvicinano al camion con sguardo interessato, e mi volto anche io per ascoltare. Quando la centrale parla con le squadre dell’aeroporto, dove non succede mai nulla,  non è mai in bel segno.  Una squadra dell’aeroporto segnalava alla centrale che ne stava uscendo per inseguire un aereo, e che c’era un pericolo generico sulla città. Spiegarono che avevano avuto dalla torre di controllo la segnalazione che un aereo, forse militare, era in difficoltà. Si trovava ancora ad alcuni chilometri dalla città, non era riuscito ad atterrare e non avrebbe provato all’aeroporto, quindi proseguiva verso le colline dietro la città di Bologna, ma passandoci sopra. Nessuna informazione su carico e occupanti, e scarse informazioni sul resto.
Dopo qualche minuto riferivano che, invece di dirigersi sulla campagna come si aspettavano tutti, avrebbe sorvolato la città. Quindi loro uscivano dal perimetro dell’aeroporto inseguendo a vista l’aereo, e avvertivano la centrale. Dove giustamente tutti quanti si preoccuparono,  parecchi e volevano maggiori informazioni. Essendo militare, non si riusciva a sapere cosa stava facendo e dove volesse andare, cosa che non agevolò per nulla la situazione.
La canna fumaria era a posto e noi scendemmo per raggiungere i colleghi attorno alla radio, tutti col naso in aria a cercare nel cielo bianco. La centrale aveva mandato fuori le squadre cittadine, anche da Casalecchio, per la città all’inseguimento dell’apparecchio, ma presto questo era sceso di quota e non lo si vedeva più, coperto dai palazzi. Nessuna informazione giungeva dalla torre di controllo e soprattutto dalle autorità militari, con grande delusione dei pompieri. Possibile che avessero fatto transitare un aereo militare, e di carico presumibilmente segreto, sopra una città come Bologna? Non pareva avere senso, non c’eranoin formazioni che l’aereo fosse fuori controllo, e attorno a Bologna di campagna ce n’è tanta, per deviarci l’apparecchio. Qualcosa di grave stava accadendo e di peggio poteva accadere. Infine dissero che forse l’aereo era andato olte e che il pilota doveva essersi lanciato, di cercarlo e di fare attenzione perchè il seggiolino aveva alcuni dispositivi di eiezione a scoppio, pericolosi da toccare, e di non avvicinarsi all’aereo. Non si aveva alcuna notizia se ci fossero squadre militari al lavoro, in cielo o in terra.
Le comunicazioni proseguirono fitte per una buon quarto d’ora, poi un silenzio tanto pesante quanto troppo lungo. Quando comincivamo già tutti a pensare che l’aereo avesse raggiuto le colline dietro San Luca, arrivò una concitata e comunicazione dalla partenza di Casalecchio; una voce angosciata diceva che vedevano del fumo alzarsi da una zona residenziale, forse una casa, dentro Casalecchio. E tutti capimmo che il peggio era incredibilmente accaduto.  Su un palazzo, su una casa, su un prato? A quell’ora di mattina la gente è al lavoro, magari le vittime potevano essere poche o nessuna. Ma dopo pochi altri minuti di silenzio, il peggio divenne ancora peggiore, perchè i colleghi annunciarono che l’aereo era caduto addirittura su una scuola. La squadra sul posto dava alla centrale l’indirizzo preciso, perchè inviassero tutte le partenze possibili, descrivendo con poche secche parole la scena, con ragazzi che si buttavano dalle finestre, feriti e fiamme altissime e inavvicinabili. “Scale, mandate delle scale!” era la frase che ripetevano più spesso.
Intanto noi avevamo completato l’intervento, e stavano rientrando in sede, chiedendoci se avrebbero chiamato anche noi.  Più tardi ci inviarono a presidiare il distaccamento di Casalecchio, all’erta per eventuali interventi ordinari, mentre altri distaccamenti di provincia furono richiamati presso altre sedi in città, dato che tutte le squadre di stanza erano al lavoro sulla scuola. Il canale della radio rimase intasato per ore, e solo dalla televisione del distaccamento venimmo man mano a conoscenza delle proporzioni e dei particolari del disastro.
In particolare ricordo che davano contiamente l’avvertimento dei militari di non avvicinarsi all’aereo, per qualche motivo. Ma i resti erano nell’aula, c’erano corpi e ragazzi sotto e attorno, e i colleghi non stettero certo lì ad aspettare o a guardare.
Nei giorni e mesi che seguirono, ci chiedemmo spesso cosa fosse realmente accaduto, ovvero pensavamo, come adesso, che qualcosa di anomalo e nascosto ci fosse nella vicenda  E in più non pareva possibile che accadesse una tragedia del genere nel 1990, e in una città progredita come pensavamo che fosse Bologna in quegli anni.  Oggi forse la riteniamo più plausibile.  Tanti i misteri rimasti aperti sulla vicenda, ormai solo alcuni dei tanti che pesano sul nostro paese.

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