Friday, August 24, 2018

il complesso dell'uomo ragno


Pensieri sciolti, di una sera buia e solitaria. Un filmetto trovato a caso. L’uomo ragno II.

Peter Parker ha finalmente estorto un ultimo appuntamento all’amica gnocchissima, concesso dopo tre volte che le ha dato buca perchè aveva altro da fare. Allora si veste al meglio, investe gli ultimi risparmi in tre fiori tre, si dirige all’appuntamento sul suo motorino scassato, e sulla strada viene puntualmente coinvolto in una rapina.

Che si fa? Proseguire verso l’appuntamento, o fermarsi a combatere il crimine?
Voi che fareste?
Per un eroe è prioritaria la seconda scelta, quindi Spiderman dimentica tipa e fiori, infila la calzamaglia rossa e comincia a spruzzare ragnatele e a fare quel che un eroe "a chiamata" deve fare. Ovvio che l’amica si offende (con Peter, mica con Spiderman) e poi comincia ad uscire con qualcun’altro.

Somiglia tanto a un tormentone della nostra vita.
Dovete sapere che, ad ogni squillo di chiamata, il pompiere che parassita la nostra anima shizofrenica scatta, bramoso di infilarsi nella divisa e andare all’incendio. Mollando all’istante qualunque cosa si stia faqcendo. Sì, proprio tutto.
Ma l’altra personalità, l’uomo "comune", soffre l’ennesimo trauma della decisione di abbandonare quel che sta facendo e, peggio, gestire poi le conseguenze dell’imminente strappo arrecato alla trama della realtà quotidiana.
Andare obbediente al dovere, progettando scuse per l’assenza dalla famiglia, dal lavoro, dagli impegni con gli amici o che ne so – senza contare il senso di colpa per i doveri personali mancati.
O restare, e sentirsi in colpa per non essere andato a difendere il bene pubblico, e avere tradito la squadra? Bè, sì, anche il non potere raccontare che c’ero anche io, questo può essere l’Interventone, quello che all’FDNY chiamano il Number One. Non esserci sarebbe un rimpianto per tutta la carriera restante.

Che fare, che fare? come decidere? cosa è meglio, cosa è bene o male? Chi siamo, dove andiamo e perchè? A che ora chiude la coop? Sempre in bilico tra due identità e due vite, con esigenze e responsabilità in eterno quotidiano conflitto.
C’è chi ha dovuto cambiare lavoro, chi è stato mollato dalla ragazza (e viceversa), e anche chi ci ha rimesso la pelle lasciando la famiglia nella disperazione (grazie anche alla irrisoria copertura assicurativa che ci ritroviamo).

Non siamo certo soli ad avere problemi del genere, e non è sempre e per forza così; ma non conosco molti casi diversi.

Pompiere o semplice cittadino? Mollare tutto, scegliere una delle due strade, ed escludere per sempre l’altra dalla propria vita?
Facile, da dire. So di diversi che ci hanno provato, per poi doversi ricreare comunque un nuovo secondo percorso per dare un senso alla propria vita globale. Uno sport, la pesca, le bocce, una collezione, il bar, anche l’alcool (una volta andava di moda), la politica, lo stadio, l’arte, i libri, il bricolage.
E a pensarci, in effetti tanti approdano alle nostre caserme proprio dopo avere già abbandonato altre attività ausiliarie, in genere non più soddisfacenti. Chi faceva una pesante attività sportiva, superato dai giovani; chi mollato dalla donna; chi frustrato dal lavoro; chi perchè in famiglia non comanda proprio nulla; ecc. ecc.
Sembra proprio che ciascuna delle due vite serva a reggere o compensare l’altra.

Altra ipotesi di soluzione: darsi delle priorità?  OK, la regola di precedenza è facile: 1. se stessi, 2. la famiglia, 3. il lavoro.
Ma se uno è tanto razionali da seguirle, è ben difficile che finisca in caserma, vestito da pompiere a fare cose non proprio del tutto sensate, suonando una sirena.

C’è un gioco la cui unica soluzione è di non cominciare a giocare. Per il nostro. spiacente, ma non vedo soluzione.
Ma son solo chiacchiere, pensieri cupi tra un allarme e l’altro.

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