i pompieri e il mistero di Tunguska

Quando: luglio 1999.
Dove: luogo dell’evento, riserva nazionale di Tunguska, Siberia centrale.
Stiamo camminando in questa splendida foresta, lontanissima dall’italia, da oltre quattro ore. Gli alberi – betulle candide e pini – ci circondano in ogni direzione fino all’orizzonte. Si inciampa facilmente su rocce e affondiamo spesso i piedi in pozze d’acqua, muschio e sfagno altro mezzo metro. Poi ci sono le zanzare, i tafani.
E lo zaino che pesa sulle spalle, pieno di elmetti. Quelli neri con la fiamma in rilievo, ormai non più in uso. Il caporeparto Andrea, che mi segue, li ha trovati in un qualche deposito del comando provinciale. Abbiamo anche qualche mostrina, la dovrebbe avere Gianluca o Paolo. Tutti e tre fan parte del nucleo sommozzatori regionale. Hanno una esperienza e una professionalità incredibile. Il quarto vigile sarei io. Non ho certo la loro esperienza, al campo base ho altri incarichi, ma oggi siamo qui tutti come vigili del fuoco. Trenta professori e ricercatori internazionali, e quattro pompieri in tutto.
Abbiamo scalato alcuni roccioni, siamo scesi lungo una cascata e guadato torrenti di acque limpide, traversato paludi. Fa un caldo boia (35 o 38 °C) e il tasso di umidità l’umidità è degno dell’afa di Bologna. Che sta a migliaia e migliaia di chilometri da qualche parte. Invece la cosa che più si avvicina ad una strada sta a soli 400 chilometri, di qua o di là, non so.
Ania, che insegna all’università di Tomsk, ha trovato dei funghi, mentre gli altri scienziati della spedizione – russi e italiani – si godono il paesaggio e cercano le tracce dell’evento, tipo i resti degli alberi carbonizzati novanta anni fa. Ovvio che possiamo trovare gli orsi, anzi facile che ci trovino loro, qui è pieno. Lo stesso vale per i branchi di lupi, o di alci, o di almeno una decina di altri tipi di animali. Ah sì, ci sono pure delle trappolone dentate nascoste dai bracconieri.
Non so bene dove, ma abbiamo un appuntamento con i pompieri locali. Cioè, del distaccamento di Vanavara, antico paese minerario e ora tranquillissima località persa nella foresta e raggiungibile solo per via aerea, o via terra quando gelano i fiumi (negli otto mesi l’anno che resta sepolta sotto la neve e a 40°C sotto zero). La foresta che devono difendere è enorme, non so come facciano senza automezzi. Abbiamo portato in dono queste cose, c’è pure una targa.
No, non siamo venuti per questo, ma già che siamo qui, ne approfittiamo per incontrare questi lontani colleghi, e visitare la zona.
La missione principale è di raccogliere dati e campioni sul misterioso evento celeste che nel 1908 distrusse in un lampo alcune migliaia di chilometri quadri di foresta. Asteroide, cometa, non si sa; c’è chi dice un’astronave, fate voi. Incredibile, ma mai trovata traccia dell’oggetto, tranne forse qualche particella nella resina degli alberi. Da qui il mistero, e il pericolo: chissà se e quando ci casca di nuovo in testa un coso del genere?
Il campo base è sulle rive del lago Ceko ("lago dei cigni"), dove un elicottero gigantesco, restando in volo librato, ci ha scaricati una settimana fa (sì, alla "Apocalypse Now"). Nel carico, alcune trivelle, gommoni con motore fuoribordo e un catamarano. I sub servono per vigilare i lavori di estrazione dei campioni dal fondo del lago. Ciò che cade nei laghi ogni anno forma uno strato distinto, e noi cerchiamo quello del 1908 per vedere se contiene un qualche pezzo dell’oggetto misterioso.
Venendo qui in volo abbiamo visto diversi incendi, ma sono quelli naturali. Qui non c’è nessuno da sempre, solo gli animali e qualche raro cacciatore di pellicce. Quindi la foresta è intatta, pura e sacra. Lo era già da prima, per l’antico popolo Evenki che abitava qui, ma l’evento l’ha santificata del tutto. Speriamo che resti bella così com’è anche nella nuova russia. È bello sapere che non tutto il mondo è rovinato, e anche poter vedere com’era fatto prima del nostro arrivo.
Usciamo all’improvviso al sole cocente che illumina una valle fiorita; in fondo sorge un grande edificio di legno. Davanti vediamo alcune persone che lavorano su una tavola apparecchiata, e un gruppo di uomini in divisa verde. Ho, anche noi un pezzo di divisa l’abbiamo, la camicia verde. Di più non si poteva proprio. Attorno, solo la foresta.

Arriviamo, l’interprete fa le presentazioni. Sì, sono proprio pompieri, fra di noi ci riconosciamo davvero in tutto il mondo. Come non so, è un altro mistero, comunichiamo anche senza interprete.
Prima di mangiare teniamo una piccola cerimonia, e con molta serietà. L’interprete (non ve l’ho mica detto? Ursula, una ragazza di Mosca, bionda, bellissima e simpaticissima) legge un nostro messaggio (l’ho scritto in fretta ieri sera), e poi ci legge il loro. Segue lo scambio di doni. Loro ci regalano una strana cosa che serve, ci dicono, per spegnere gli incendi di bosco. Poi capiamo che è una pompa a spalla per acqua, manuale. Molto semplice ma economica ed efficace. Adesso è esposta al comando, in una qualche vetrina. Ad eterno (circa) ricordo di questo storico incontro. Il Ministero sarà di sicuro molto interessato alla cosa (è ironico, non crediate…).
Poi abbracci, baci e di volata a mangiare, che è tardi e tra venti minuti arriva l’elicotterino per riportarci al campo. La missione continua.
Sono passati otto anni ormai da quella avventura incredibile. Al nostro ritorno ci furono conferenze, pubblicazioni, anche un libro con le nostre avventure. Venne anche Ursula in visita in ialia. Non abbiamo trovato l’oggetto, ma adesso che finalmente sono stati completati gli studi su campioni e dati, ci sono elementi che indicano la possibilità che un pezzo dell’oggetto misterioso stia proprio in fondo al lago Ceko. E se l’università trova i soldi, il prossimo anno si potrebbe tornare a trivellare e tentare di prenderne un campione.
Che c’entra, dirà qualcuno di voi otto fedeli lettori, tutto questo con i pompieri? La storia del nostro un tempo grande, e amato Corpo, racconta che fin dalle origini (anni ’40), le professionalità e le persone eccezionali coltivate nel Corpo, tecniche e sportive, collaboravano con università e centri di ricerca per missioni scientifiche in Italia e nel mondo. In mare, nelle profondità della terra, sulle cime delle montagne, ecc. ecc., i vigili del fuoco partecipavano alla ricerca della conoscenza e a quelle missioni che richiedevano competenza e coraggio. Con grande vanto del Ministero. Una volta. E a noi è venuto naturale continuare la grande tradizione. Tutto qua, la passione di un pompiere italiano fa fare anche di queste.
(Sia chiaro che in questa missione il ministero non ci ha messo una lira, i pompieri hanno usato le proprie ferie e soldi, e taccio il resto.)
Per finire, adesso che da quelle parti si sta aprendo l’accesso al turismo, se doveste passare dal distaccamento vvf di Vanavara, sapete chi ci ha portato quegli elmetti italiani da pompiere.
AGGIORNAMENTO 13ago07:
a quanto pare non è del tutto vero che gli incendi siano spontanei. Nella zona dove siamo andati noi e in tante altre sì, dato che non ci sarebbe modo di trasportare i tronchi fino ai grandi fiumi. Ma in parecchie zone invece c’è chi ha interesse a distruggere una delle poche zone incontaminate. Addio Siberia, allora, come stiamo facendo con l’ammazzonia?
http://ww
w.repubblica.it/2007/08/sezioni/ambiente/siberia/siberia/siberia.html
la storia http://astroemagazine.astrofili.org/num3/tunguska99.htm
il sito http://www-th.bo.infn.it/tunguska/
le foto http://www-th.bo.infn.it/tunguska/99-photolist.htm
i pompieri http://www-th.bo.infn.it/tunguska/99-139.htm
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