una notte di nebbia

'Camion con rimorchio infossato lungo la statale 424, conducente incastrato' gracchia il cercapersone mentre guido nella nebbia fino alla caserma. Boia, non si vede niente, sono le 3 di notte di sabato, che ci fa un camion in giro a quest'ora' È il terzo questa settimana, un'epidemia. Parcheggio nel cortile del mio distaccamento, gli altri stanno arrivando, ci siamo solo noi per strada. Mentre mi vesto Gio tira fuori l'APS, salto su e partiamo.
'Dai il semaforo Paolo, e chiudete quando uscite' grido Gio agli altri che ci seguiranno col furgone polisoccorso, c'è anche l'altro caposquadra, bene. Beppe è pratico di camion, con le sue manone è capace di smontare e rimontare un motore da solo e al buio. Chiedo alla sala operativa di inviare sul posto il 118 e i carabinieri per controllare il traffico. La risposta è sconfortante: '118 già sul posto, ma forze dell'ordine niente, l'unica pattuglia in zona è già occupata su un altro incidente'. E già, nebbia e gelo, ovvio.
Escono dal buio all'improvviso i lampeggianti blu dell'ambulanza. Scendiamo veloci, Piero l'infermiere, mi dice che non c'è nessun incastrato, solo l'autista ha battuto il capo ma poca roba, è già medicato.
Ottimo 'Centrale dalla mobile KB, tutto a posto, nessuno incastrato; il camion con rimorchio è adagiato su un fianco nel fosso, le ruote sporgono sulla sede stradale. Serve la seconda partenza con la gru per recuperarlo' 'OK, mobile KB, è già in arrivo, dagli indicazioni'.
Bè, il camion sembra intatto, bisogna sollevarlo senza far danni e rimetterlo in strada. Beppe è arrivato e concordiamo che lui si occupa del recupero quando arriva la squadra dalla città, io del controllo del traffico. Gio alza il faro per illuminare la scena, gli altri controllano la zona. Non che si veda molto, la nebbia copre tutto e c'è grande rischio per noi con le auto e i camion che passano. Sono ormai le 3.30, ci sono i soliti ragazzini ubriachi e addormentati, pericolosissimi, e gente più anziana che va al lavoro, ambulanti, operai, ecc.
Cerco l'autista del camion. Si tiene la testa con una mano, mi sembra un po' rintronato; non sa bene che carico trasporta, roba di un corriere. E' sotto shock, evidente che dormiva quando è uscito di strada. Lo lascio a Beppe.
Mentre l'ambulanza ci lascia arriva la nostra autogrù, i suoi lampeggianti blu si riflettono sul paesaggio freddissimo. Salutiamo i colleghi che si dirigono al camion a studiare come fare il recupero.
Noi dobbiamo bloccare la strada, occupata dalla gru in azione, e dirottare il traffico da qualche parte. Non sarebbe compito nostro, ma non c'è nessun altro. C'è una via parallela a questa, più stretta. Nello e il Gigi vanno col fuoristrada alla rotonda verso il paese, io e Zanni andremo dall'altra parte, al primo incrocio. 'Mazza non si vede un tubo' e soprattutto non ci vedono a noi, anche coi lampeggianti e i fari accesi. Parcheggiamo sull'incrocio sotto il lampione, siamo in mezzo ai campi e l'unico segno di vita è un piccolo bar più avanti, già aperto. Prendo le palette e le torce: 'Zanni, l'accendino'. 'Non ce l'ho'. 'Come non ce l'hai, quando non importa stai sempre a fumarci le tue schifezze sotto il naso e adesso non ce l'hai'' 'Eh, per la fretta l'ho lasciato nei vestiti in caserma' ridacchia.
Entro nel bar, divisa sporca, elmetto e torcia in mano. Dietro il banco un vecchietto, non fa una piega, è abituato ai camionisti che entrano a tutte le ore e vestiti in tutti i modi possibili. Mi regala un accendino e mentre torna a lavare i suoi bicchieri mi urla dietro: 'Dopo venite a prendere un caffè caldo'. Gentile.
Accendo e piazzo le torce sull'asfalto attorno all'incrocio, in evidenza, a dieci metri l'una dall'altra. Ahio, mi brucio anche una mano, ma come funzionano 'sti cosi, la cera cola! Arrivano auto, e camion. Quanti, e in velocità. Il peggio sono i bilici. Lunghi e grandi e tanti. Mai possibile che in italia i treni girano sulle strade, assieme alle auto e ai pedoni'
Da qui non si vedono la gru e i colleghi intenti al recupero. E la radio non va, porca miseria, sta ghiacciando tutto, le divise si stanno imbiancando di cristalli che scintillano lampi blu. Zanni sente freddo, monta dentro e dà gas per non lasciar scaricare la batteria. Prima nella fretta ho indossato la divisa sopra la tuta, sono fortunato e caldo e resto in mezzo all'incrocio con la paletta e un faro in mano. La nebbia va e viene in banchi fittissimi, colorata dal giallo del lampione e dal blu dei nostri fari. Sono già le 5 e il buio è ancora fitto, il traffico aumenta. Per un attimo si intravedono lontane le luci della gru in azione. Speriamo ci riescano in fretta, va bene che è già sabato e non dobbiamo andare al lavoro, ma si stava meglio a letto. Provo a chiamare alla radio 'APS KB da polisoccorso, canale 12 ' sul diretto dovrebbe ricevere meglio, evito il ripetitore in montagna che sarà ormai sepolto dalla neve e dal ghiaccio. Macchè, siamo isolati. Chi ha voglia di andarci a piedi' E poi non possiamo muoverci da qui, guai se un camion passa e piomba fra i colleghi al lavoro.
La nebbia si è infittita di nuovo, è sparito tutto. Guardo diritto davanti per individuare gli automezzi in arrivo, il rumore si sente bene in tutto questo silenzio. Arriva un camion con rimorchio, lo guida un nero, ma proprio nero nero. Gli ripeto la solita frase 'strada chiusa, deve andare di là e fa il giro'. Ottimo, mi capisce al volo, è uno pratico. Bè, lo sono quasi tutti gli autisti, quanti stranieri! Prima è passato uno che parlava poco l'italiano, forse un turco. Buon autista, ha fatto le sue manovre col bilico e senza problemi ha imboccato la deviazione.
Arriva un altro bilico, frena all'ultimo momento, ma che corri, non vedi che c'è la nebbia' Io sto pronto a tuffarmi nel fosso, troppi matti girano per strada, non mi fido. L'autista è anziano, capelli arruffati e sguardo annebbiato. Ottimo, questo dorme. 'Strada chiusa, di là'. È confuso e scocciato. 'E come faccio, la curva è stretta!' 'Sono passati tanti altri bilici, forza, proviamo, la prenda larga' Lui prova due o te volte, ma dobbiamo stopparlo prima che schianti il guard-rail. Si sono fermati altri camion in attesa, un giovane spazientito scende e gli dà istruzioni, è uno pratico. Alla fine ci riesce. Mah. Avanti il prossimo.
Una macchina tira dritto, mi viene contro. Salto da un lato e agito paletta e faro 'Ferma!, Hoo!' Si affaccia una signora occhialuta di mezza età, stupita 'Ma che, non si passa' Ma io devo andare di là'. È un classico, pare un fumetto di Alan Ford; lampeggianti blu, noi in divisa con fari e palette, torce in fiamme lungo la strada, e lei tranquilla; manca solo che tiri fuori l'ombrello e cominci a darmelo in testa. Le spiego con molta pazienza come deve fare. Dubbiosa riparte, non le tolgo gli occhi di dosso finch'è lontana. Mai fidarsi. Zanni ride con me mentre saltelliamo, se no ci addormentiamo dal freddo.
Ormai sono terminate le auto coi ragazzini fatti, adesso solo persone che vanno al lavoro e camionisti. Da sinistra un camioncino emerge dalla nebbia e si ferma. Gli faccio segno di proseguire, ma non si muove. 'tutto bene signore' Di là si passa'. Mi guarda con gli occhi larghi. 'Ma', ma dove siamo qui'' L'hanno fatto deviare i colleghi dall'altra parte e si è perso. Lo indirizziamo e riparte.
Penso al camion fuori strada, è un classico, un colpo di sonno e quando l'autista si accorge che ormai sta affondando nel fosso è troppo tardi. Con tanti camion in aumento sulle strade la probabilità di un incidente aumenta sempre. Se non era per quell'attimo a quest'ora lui era arrivato a destinazione, e noi eravamo a letto. Vabbè, è il senno di poi, inutile pensarci. In ciascuno degli infiniti attimi la nostra vita può prendere una strada diversa, e influenzare il destino del mondo, no' È già tanto che non si è fatto male e anche il camion non sembra rovinato. Si piglierà una sgridata dal padrone, che poi è anche assicurato. E le bestemmie dei camionisti che devono cambiare strada e faranno tardi. Tardi per andare dove' E dove corriamo tutti quanti come matti, se alla fine di qualunque strada imbocchiamo non c'è che il vuoto finale, qualunque cosa ci illudiamo adesso' Mi sa che sto accusando il sonno anch'io.
Le sette e un quarto, prime luci dell'alba, la nebbia si ritira finalmente. Bello, è tutto bianco, ricoperto di ghiaccio: erba, strada, alberi, fili e pali. Un pallidissimo sole si intravede all'orizzonte. Un'altra auto con una signora viene avanti, la fermo: 'signora la strada è bloccata, deve andare di là'. Con uno sguardo comprensivo mi fa 'veramente sarei della polizia municipale, vado a prendere servizio, volevo sapere se avete bisogno'' Proprio la frase che aspettavamo dalle quattro di stanotte, finalmente! La aggiorno, tornerà con divisa, attrezzi e rinforzi tra cinque minuti. Intanto arriva a piedi Andrea, tutto affannato, ad avvisarci che hanno terminato felicemente il recupero e tra una mezz'oretta, finita la pulizia della carreggiata, possiamo riaprire la strada al traffico.
Sono ormai le otto e mezza quando ci riuniamo alla squadra di Beppe e rientriamo in sede. Il sole è già alto e traspare arancio nella nebbia azzurrina; a terra è tutto bianco. Il paese si è già svegliato e si torna alla normalità, le stranezze della notte svaniscono. Come se non fosse successo niente, pronti alla prossima emergenza, come un serial televisivo, dove ogni puntata termina come era cominciata, per potere fare un altro episodio uguale domani.
Proviamo ad andare a letto un'oretta se riusciamo. Ci vediamo nel pomeriggio in caserma. Ciao ragazzi.
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