incendio alla scuola
Agosto, lunedì pomeriggio.
Il sole, nel cielo limpido, comincia lentamente a calare dietro la torre della piazza. Il vento asciutto rende un poco più sopportabile il caldo accumulato dall'asfalto durante la giornata. È l'ora in cui le persone tornano dal lavoro, o si preparano a farlo. Le strade, tuttavia, non sono intasate di auto come nel resto dell'anno, dato che molti sono in ferie. La signora X, custode del distaccamento dei vigili del fuoco volontari, è intenta alle sue faccende, notevolmente accaldata. Solo più tardi potrà sedere all'ombra davanti la caserma, per godersi finalmente un poco di fresco.
L'orologio della torre segna le 16:37.
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Squilla il telefono. Sono i Carabinieri di Z, un comune dell'area distante 8 Km. Avvisano che sta bruciando l'edificio della scuola materna, all'interno del paese. Chiedono di correre in fretta. La signora X non si scompone, da troppi anni assolve questo compito. Chiede altre informazioni, indispensabili per il soccorso: quale è la strada migliore per arrivare sul posto, quale è l'estensione dell'incendio, e se ci sono persone in pericolo. Spesso, da buona centralinista, dispensa anche consigli e indicazioni per limitare i danni in attesa dell'arrivo della squadra.
Il grosso orologio della saletta radio segna le 16:42.
Intanto fa partire il segnale di chiamata dei pompieri. E' un sistema radio di cercapersone, di portata limitata, finanziato in parte da una locale società e in parte dagli stessi volontari. Una volta si usava la sirena, proprio una sirena da allarme aereo dell'ultima guerra, ma ormai il livello del rumore del traffico è tanto alto che non la si sentirebbe più. E il telefono richiede troppo tempo per trovare le persone. I piccoli apparecchietti, che vengono portati alla cintura, trasmettono la chiamata all'istante e contemporaneamente, e la custode comunica anche di cosa si tratta: "Incendio di edificio scolastico; in caserma per incendio di edificio scolastico! ". E altrettanto istantaneamente i volontari che la ricevono mollano, alla lettera, quel che stanno facendo per precipitarsi in caserma. Intanto la signora X informa la sala operativa del comando provinciale, e chiede di fare partire subito i rinforzi. Si tratta di una prassi abituale: gli automezzi dovranno percorrere almeno 20 Km solo per arrivare a Paese.
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In pochi minuti i pompieri giungono in caserma, chi in auto, chi in bicicletta, chi di corsa. Sanno che si tratta di un incendio potenzialmente molto pericoloso, per cui corrono più del solito per le strade della città. Le distanze sono piccole, bastano pochi minuti. Uno è in cravatta, un altro in abito da lavoro, altri in calzoncini e ciabatte, così come l'allarme li ha sorpresi. Qualcuno viene accompagnato dalla moglie, ormai da tempo rassegnata alle fughe improvvise del consorte.
.Il primo che arriva mette in moto l'automezzo, l'APS 160 (Auto Pompa Serbatoio), il mezzo principale del distaccamento, con i suoi 3500 litri di acqua, la pompa, le scale e gli innumerevoli attrezzi. Gli altri velocemente indossano la divisa sopra il vestito e gli stivali, acchiappano al volo gli attrezzi da incendio - l'elmetto e il cinturone - e salgono a razzo sul camion. Appena formata una prima squadra il camion parte, con le luci blu accese e a sirena spiegata, ed esce dal portone, lasciando sulle curve della strada la solita scia di acqua.
L'orologio al polso dell'autista segna le 16.47.
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L'autista oggi è Popi, ha il compito di portare il grosso e pesante automezzo carico d'acqua attraverso il traffico, che oggi per fortuna è scarso. I cittadini sanno da generazioni cosa fare per agevolare il passaggio dei pompieri, ma c'è sempre qualche indisciplinato o qualche giovane che non afferra la situazione e intralcia, per cui guida con attenzione per garantire la massima sicurezza. La centrale chiama per offrire altri aiuti; potrebbe servire il carro bombole o un'ambulanza.
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Intanto gli altri terminano di cambiarsi, tutti indossano il nomex (il giaccone rosso di protezione), il cinturone e l'elmetto, e i guanti. E' normale un poco di caos nell'abitacolo. Il camion imbocca via Popi, e verso ovest si vede una alta, enorme colonna di fumo nero, che il vento piega verso sud. La dimensione della nube è impressionante, e fa prevedere un incendio di grandi dimensioni, già molto sviluppato, con grave pericolo per gli edifici circostanti, dato che si trova nel centro storico. Il caposquadra, Sandro, che siede davanti sulla destra, informa via radio la centrale e chiede anche l'invio dell'autobotte, prevedendo un notevole bisogno di acqua. Quella trasportata si esaurirà dopo 10-15 minuti, se la pompa funziona a piena potenza. Si preparano gli autorespiratori, è probabile che si debba entrare in ambienti invasi dal fumo. Si distribuiscono i compiti, quando il camion si fermerà bisogna essere pronti.
Sono le 16:52.
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Intanto dal distaccamento parte la seconda squadra, col polisoccorso. E' un piccolo furgone senza acqua, con scale e attrezzi. L'APS lascia la statale ed entra nel paese di Z. La nuvola nera oscura il sole; le strade sono piene di gente accorsa a vedere, e indica la strada. Agli incroci anche i poliziotti e i vigili urbani fanno strada attraverso gli stretti vicoli del paese, e faticano a tenere a distanza i curiosi. L'urlo della sirena rimbalza sui muri e viene amplificato. Finalmente il camion entra dai cancelli della scuola materna e si ferma nel cortile, a distanza di sicurezza dall'incendio.
Sono le 16: 57.
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Per fortuna appare subito chiaro che l'incendio non è dentro, ma sopra l'edificio, sul tetto. La fiamma è alta, il calore è forte; il rischio è che l'incendio entri nell'edificio spaccando le finestre e il coperto. E nel cortile c'è, piazzato, un camion con cestello sviluppato, esposto all'incendio. Nessuna persona appare coinvolta, l'edificio è vuoto. Il caposquadra dà qualche istruzione, e l'intervento entra nella fase centrale. Mentre l'autista avvia il gruppo pompa e apre le saracinesche dell'acqua, C, A e M prendono le manichette, le lance e il divisore e preparano una "stesa" di due tubi per aggredire subito l'incendio da due parti, da nord e da sud, e per proteggere il camion-cestello. Il vento è forte. Lungo una parete sotto la parte incendiata sono parcheggiate numerose biciclette da bambino; Marco le allontana, poi torna a irrorare le pareti e il tetto. R I e R II piazzano una scala, C e A salgono sul tetto con una lancia. La sorgente dell'incendio è costituita da alcuni rotoli di bitume che alcuni operai stavano stendendo sul tetto usando la fiamma ossidrica. Vengono spenti velocemente, e la produzione di fumo si interrompe immediatamente. Lo schermo trasparente del casco e il Nomex proteggono dagli schizzi di bitume liquido e bollente.
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Il caposquadra informa la centrale sulla situazione, e comunica alle squadre della centrale, ormai in prossimità di Paese, che il loro intervento non è più necessario, e possono tornare in sede.
Sono le 16:10.
Ora che la sorgente dell'incendio è neutralizzata, occorre "smassare", ovvero rimuovere i materiali incendiati, i rotoli, spegnendoli con l'acqua. V e F verificano l'interno dell'edificio. Salvo alcuni vetri rotti dal calore, qualche favilla e molto fumo nero che ha annerito un paio di soffitti, l'incendio non è entrato nell'edificio. E' stato fermato in tempo. Vengono aperte le finestre per arieggiare e, assieme all'ingegnere comunale e al personale delle pulizie della scuola, sopraggiunti nel frattempo, si valutano i danni e i lavori per ripristinare al più presto l'agibilità dei locali. I mobili, i cuscini, i giocattoli sono intatti.
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Ormai è tutto finito. I pompieri eseguono gli ultimi controlli, e iniziano a riporre gli attrezzi. Bisogna recuperare e riavvolgere le manichette, smontare, lavare e riporre le scale, le funi e i badili. Qualche vicino porta da bere ai pompieri. E' un'usanza antica che va scomparendo, un atto di cortesia e di gratitudine tra lavoratori, un rito antico che è sempre gradito. Il fumo in gola dà fastidio, alla lunga. Con le facce sporche di fumo, si tolgono finalmente gli elmetti e i guanti, scambiano qualche parola con le persone che assistono, mentre il caposquadra adempie le ultime formalità e raccoglie i dati che serviranno poi a compilare il rapporto sull'accaduto. La causa dell'incendio è chiaramente una disattenzione involontaria; gli agenti di Polizia e i tecnici del Comune, proprietario dell'edificio, si occuperanno delle responsabilità.
Il caposquadra informa la centrale che l''intervento è concluso,e le squadre rientrano; nella botte resta ancora un terzo di acqua.
Sono le 17:51.
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In caserma aspetta la signora X. Il lavoro non è ancora terminato. Si riforniscono i mezzi di carburante, di acqua, di manichette asciutte, si compilano i registri e il rapporto. Quando l'ultimo pompiere esce dal distaccamento tutto deve essere pronto per il prossimo intervento. Tra cinque minuti, o fra due giorni, chissà.
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Si torna al lavoro interrotto, bisogna recuperare il tempo impiegato per il soccorso; o subito, trattenendosi dopo l'orario di lavoro, o sabato.
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L'orologio della torre batte le 18:30.
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