Friday, August 24, 2018

estate freddina….

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Primo giorno di estate, fa freddo (15 °C) e piove. Le piogge continue che cadono ormai dal dicembre dello scorso anno hanno prodotto campi verdissimi con erba e stoppie alte, canali pieni e terreno bagnato, fango ovunque. Non c’è nulla di secco, a parte il fieno e l’erba tagliata, e pure quella dura poco se non viene messa al riparo. Dopo un inizio di giugno finalmente caldo, sono arrivate due settimane di pioggia pesante e di freddo, e da 34 gradi siamo piombati a 15 in un paio di giorni. Ieri in montagna i colleghi hanno fatto ben due canne fumarie.
L’anno scorso il clima era fin troppo caldo e asciutto, e di questi tempi eravamo impegnati a correre dietro a continui e violenti incendi di sterpaglie lungo le strade e sugli argini, oppure di grano, granoturco e stoppie nei campi. Quest’anno facciamo solo incendi dolosi, e pure questi pochi, perché nemmeno i piromani riescono a incendiare le cose come si deve. Non è neppure ben chiaro come si farà a mietere il grano, senza un periodo di bel tempo che secchi le spighe e asciughi la terra quel che basta a permettere alle mietitrebbia di lavorare senza affondare nel fango.
Intanto la massa erbacea si accumula, e se dovesse arrivare un mese di estate come si deve, brucerà un sacco di roba.
Domenica scorsa l’episodio più violento. Un ennesimo temporale ha prodotto in un paese qui vicino una grandinata, breve ma violenta come non si vedeva da decine di anni, con grani sferici fino a 5 cm, su un fronte largo almeno un chilometro. Ha centrato la città e distrutto vetrate, auto, arredi; le tegole dei tetti e i coperti delle aziende. Una salva di artiglieria. Dove sotto le tegole non c’era l’isolante, i fori hanno lasciato entrare nelle abitazioni la pioggia violentissima, che cadeva letteralmente a catinelle da un cielo buio come quello delle favole. Per fortuna la grandinata violenta era stata preceduta dalla pioggia e da una leggera grandinata, che aveva fatto rientrare la gente nelle case. Solo alcune persone sono rimaste lievemente ferite.
La centrale ci ha inviati per un albero pericolante, ma già durante il percorso ci avvisavano che la lista delle richieste si stava allungando. Il collega Andrea che risiede là ci informava per telefono dell’accaduto. Al nostro arrivo niente pioggia, ma strade allagate e un poco di grandine fine ammucchiata lungo alcune strade. Guardando con attenzione, dopo un po’, si capiva che quei grossi oggetti bianchi sparsi nell’erba, grandi anche come palline da baseball, non erano sassi o giocattoli, ma palle di ghiaccio. In paese  si vedevano a terra rami e foglie spezzati, e sulle strade tanti frammenti di oggetti distrutti, come semafori, lampioni, panchine e insegne, e tanti vetri.
Una grandinata veloce, sarà durata pochi minuti, ma pesante e distruttiva. Cominciavamo a notare anche le bozze sulle carrozzerie delle auto, e pure i loro vetri incrinati oppure spezzati e sfondati. Solo il nostro albero si era spezzato, e lo abbiamo tagliato facilmente, ma si vedevano sugli altri tronchi le ferite profonde e scheggiate inferte dal ghiaccio. Qua e là sul terreno c’erano anche alcuni piccioni morti.
Poi è iniziata la serie delle chiamate per allagamento, ma non dei piani interrati come al solito, bensì  dei piani più alti dei palazzi, quelli appena sotto ai coperti sforacchiati dove l’acqua era entrata meglio, inondando i soffitti e le stanze, sprizzando dai lampadari sui mobili e sui piatti e letti. In un caso si era anche staccato un pezzo di intonaco che era caduto sulla tavola in cucina. Niente di grave, ma soprattutto nulla che noi potessimo rimediare. Con tetti e lucernari sfondati e sforacchiati, e centinaia di tegole spaccate, servono teli grandi e i mezzi per stenderli in sicurezza sui tetti, e qui non c’era nulla da fare. La sola fortuna è che la pioggia era cessata e addirittura stava tornando il sereno, così c’era tempo per gli inquilini di asciugare e provvedere a qualche riparazione tramite ditte specializzate. Ma in fretta, prima delle prossime piogge.
Assieme alle chiamate per allagamento, la centrale ci ha passato diverse chiamate per i vetri rotti e pericolanti. Persone anziane, vetri pericolanti su strade e passaggi pubblici, son cose che si fanno facilmente. E anche per tegole pericolanti, smosse da vento o acqua.
Ma c’erano anche le solite chiamate da parte dei soliti ricchi che ne approfittano per chiederci di ripulirgli le stanze interne delle villette dai vetri e mettergli su dei teloni. Casi privi di rischio e delle caratteristiche del soccorso; uno di questi ci siamo rifiutati di farlo, quando il proprietario ha avuto l’arroganza di chiamarci una seconda volta.
E come al solito in questi casi, mentre operavamo presso una abitazione, c’erano persone che dalle vicinanze ci scorgevano e ci venivano e chiedere un aiuto. Noi avevamo già una lista trasmessa dalla centrale, e in questi casi ci regoliamo come si può: per i casi di pericolo immediato, come vetri realmente in procinto di cadere sulla strada, si fanno subito; per tutti gli altri casi diciamo loro di telefonare alla centrale e mettersi in coda.
Ci fossero più squadre si potrebbe fare qualcosa di più, ma le risorse dei pompieri sono sempre più scarse, e non ci sono altre partenze disponibili. Va già grassa che i danni sembrano limitato solo a questo paese, almeno nella nostra provincia. Vero che se i sindacati, che evidentemente comandano il corpo, la piantassero di ostacolare i distaccamenti volontari, ci sarebbero assai più squadre disponibili. Ma dato che secondo loro siamo noi il guaio principale del Corpo, vorrà dire che anche qui nascerà un gruppo di volontari di protezione civile, sul quale loro non hanno alcun potere.
Essendo domenica, pensavo, non sappiamo bene cosa stia succedendo nelle aziende della zona industriale. Qualche proprietario residente in paese, in effetti, si era preoccupato di andare a controllare, perché l’intervento finale era proprio presso una di queste. Quando siamo arrivati, la zona era pressoché deserta, anche qui frammenti di ogni genere sparsi per le strade. Qua e là qualche persona che controllava i propri capannoni. La nostra destinazione era uno stabilimento dove l’acqua era entrata dal coperto e, anzi, all’interno stava ancora grondando abbondante su migliaia di scatoloni e abiti confezionati. Ovvia mente era saltato anche l’impianto elettrico. Anche qui non possiamo farci nulla, anche perché l’acqua era quella entrata nella struttura del coperto in cemento armato e non c’era modo di fermarla. Ce ne siamo andati dispiaciuti.
I più divertiti erano i bambini, al solito, felici della novità e della rottura con la norma che questi episodi rappresentano. Ma c’era parecchia gente che camminava per le strade, inusualmente silenziose, con espressione sorpresa e un po’ allucinata, osservando i vari danni provocati. E si sentivano sempre più spesso i rumori degli abitanti intenti a riparare, pulire e sistemare. Chi raccoglieva i vetri, chi le tegole cadute a terra, chi spazzava le foglie e i rami spezzati dal vento. Chi con fogli di plastica chiudeva le aperture nelle auto e nelle abitazioni. Si vedevano anche i tecnici del comune e qualche vigile urbano, che verificavano gli edifici pubblici e gli impianti e avevano mobilitato Enel e Telecom per riattivare l’illuminazione pubblica e i semafori.
Noi tra un intervento e l’altro raccoglievamo i chicchi più grossi per osservarli da vicino e fotografarli. Si trattava proprio di sfere, compatte e bianche ma anche con strati trasparenti; le più grandi avevano la superficie esterna bitorzoluta, come se avessero assorbito alcuni grani più piccoli. Spaccate a metà, presentavano la solita struttura a strati concentrici, come le cipolle.Quando dopo due ore abbiamo terminato gli interventi, nei prati se ne scorgevano ancora tante.
Aspettiamo il sole.

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