Friday, August 24, 2018

notti d'estate…


"Io qui non vedo niente. E lì?". Mi fa Riccardo.
"Macchè" rispondo dall’altra estremità del palazzo.
Unicamente le nostre voci animano via Natali. È notte fonda e la luce fissa dei lampioni mostra solo parte delle facciate dei palazzi; nelle ombre guizza il blu dei nostri lampeggianti.
E adesso che facciamo? Il centralinista del comando ci ha mandati qui perché un tizio ha telefonato che vedeva un bagliore come di fuoco dentro una finestra di un appartamento in un edificio lontano. (come e perché alle due di notte questo riesce a vedere queste cose può essere questione interessante, ma non pertinente…).
Non è cosa nuova, e in genere si tratta di cazzate; fumo di camino, nebbia, luce di lampione, visione, apparizione mistica, ecc… Nelle notti calde s’estate, o nei lunghi pomeriggi della domenica, c’è gente che passa il tempo guardando in giro e, non essendo abituata a robe diverse dalla tv, vede cose nuove e quindi tutte pericolose. Ufo, tegole pericolanti, animali selvaggi e pericolosi, uccelli sugli alberi da salvare, fumate strane in campagna, ecc. ecc.
Ma una volta su venti si tratta davvero di un incendio, e quindi è bene indagare.
Riccardo stasera è capo partenza, cavoli suoi decidere. Il centralinista non ha chiesto, o non ha potuto, l’indirizzo del richiedente, così non possiamo andare a casa sua e farci mostrare esattamente cosa vede. E non risponde neanche al telefono. La via è lunga, la percorriamo a piedi col naso in aria in cerca di indizi. Niente luci strane, niente fumo, nessun odore anomalo. Tutto normale, uniche anomalie la presenza del nostro camion e noialtri vestiti da intervento pesante. Qui siamo nel centro storico, di giorno passano poche auto.
Riccardo riferisce alla sala operativa e rientriamo.


Il tempo di svestirci e fare quattro chiacchiere che ci telefona di nuovo. Il tizio si è rifatto vivo e riferisce di vedere ancora una specie di incendio; non vuole dare il suo indirizzo, ma ha dato quello del palazzo, il numero 10. E dice pure che ci vive una vecchia da sola. Come fa a saperlo? Gatta ci cova… mah. Torniamo fuori di volata.
Più o meno dove eravamo prima c’è un palazzo di tre piani. Non si vede nulla. Nessuna luce, fumo o altro. Silenzio assoluto. Nessun segno di incendio. Suoniamo a tutti i campanelli? O scaliamo tutto il palazzo entrando ad ogni piano? Sistema sicuro per disturbare un sacco di persone, e di prendere un pacco di insulti, per non parlare delle fucilate – mai da escludere. Sono le tre in una notte molto calda, si fatica a prendere sonno. E noi siamo vestiti da incendio e quindi fa un bel caldino afoso.
Dalla strada non si vede ancora nulla. Palazzi alti qui sono pochi, dove può stare appollaiato di vedetta il tizio misterioso? Se conosce l’indirizzo deve stare vicino: di due palazzi uno solo pare in posizione utile, quello nella strada dietro. Andiamo a vedere, e da là finalmente si intravvede qualcosa. Ad una finestra aperta dell’ultimo piano pare di vedere una fioca luminosità rossa, che va e viene. Me la immagino o c’è davvero? Riccardo, tu lo vedi? Col naso in aria e una mano che impedisce all’elmo di scendere sugli occhi, fissiamo a lungo. Mah, non sarebbe la prima volta che un incendio in una stanza interna appare così. O magari è un lumino davanti alla madonna.
OK, torniamo e Riccardo si decide e suona tutti i campanelli. Poi li risuona. Ohè, ma non risponde nessuno? Tutti i piani tranne l’ultimo hanno le finestre chiuse, quindi o sono sfitti o sono in vacanza. Risuona a lungo quello dell’ultimo. Niente da fare, non una luce, o una voce. Il rischio aumenta. Montiamo in fretta l’intera scala italiana, è un quarto piano, e la appoggiamo al terrazzo. Certo che avere un’autoscala sarebbe bello, pork se pesa!
Riccardo sale per primo. I ragazzi vorrebbero salire, lo so, ma qui ci può essere una situazione seria (bè, al 60% per adesso – il rischio più probabile è che ci sparino), quindi per secondo salgo io. Se c’è davvero qualcosa serviranno autorespiratori, corda e manichetta. Ma è tutto immobile e tranquillo, prima indaghiamo con cautela. Stiamo per entrare in casa di qualcuno alle tre di notte, e dalla finestra, per cui… Di norma dovremmo chiedere l’intervento della Polizia di Stato per entrare in una abitazione privata, ma qui ci sono gli estremi di urgenza e non serve.
Ok, la porta del terrazzo è spalancata. "c’è un cane" mi sussurra Riccardo. Scruto nel buio del salotto e in effetti vedo un bel cagnone nero che ci osserva tranquillo, seduto davanti ad una porta a vetri. Fa la guardia alla camera da letto, immagino. E proprio lì si intravvede la debole luce rossa tremolante. Sentiamo anche uno strano odore dolciastro, debole, ma nessun altro segno di incendio. Lumino devozionale, o piccolo incendio di materasso? Ne abbiamo visti tanti.
Parlo a voce molto alta: "vigili del fuoco, c’è nessuno in casa?". Il cane non si muove. Ripeto diverse volte. Nessuna reazione, nessuno risponde. Pork, vuoi vedere che la vecchia è svenuta o ha avuto un malore, o è intossicata dal monossido? È già successo pure questo. Bisogna andare a vedere, e veloce. Faccio un paio di passi: il cane si agita, non abbaia. Brutto segno, è pure grosso, ma almeno tiene la coda tra le zampe. Avanzo e lui si sposta di lato, ringhiando un po’. Da un’altra stanza un secondo cane inizia ad abbaiare. Dietro di me sento un fruscio: un pappagallo ci guarda dalla sua gabbia. Bello zoo, manca solo il gatto da appartamento che ci aggredisce e la vecchia col coltello in mano dietro l’uscio (già successo pure questo).
Riccardo sorveglia il cane, che ci fissa dal buio. Ok, con un occhio al cane, poggio una mano sulla maniglia e socchiudo la porta. Piano e poco, se c’è davvero un incendio rischio di alimentarlo, anche se piccolo. Dentro niente fiamme, un letto e, sopra, due corpi. Nudi e immobili. Una donna e un uomo accucciato dietro. La scena richiama "Il cane di terracotta" di Camilleri. Mi sento un attimino fuori posto. Ma perché non mi sentono? Svenuti? Morti? Mah? La mia lampada illumina una pelle di colore normale, niente sangue. Se fossero morti sarebbero bianchi, se intossicati dal monossido, rossi. Decido di dargli un’ultima occasione, tanto di fuoco o fumo non ce n’è. Richiudo la porta e busso forte, urlando. Due, tre volte. Il tempo passa. Finalmente una voce impastata echeggia nelle tenebre. "arrivo, un attimo". He, finalmente! Mo’ aspettiamo qui.
Arriva l’uomo (in pantaloncini) che non mi vede, con la mia lampada negli occhi, "scusi, può mica accendere le luci?" "he? Ha, sì". Spieghiamo la situazione, scusandoci, e assieme ispezioniamo l’appartamento. Tutto a posto, solo sulla soglia del terrazzo della stanza da letto trovo un paio di candele antizanzare. Era questa la luce che si vedeva, amplificata dal gioco delle vetrate. Intanto è spuntata la donna (bionda, giovane e notevole) e pure la nonna. Ma in quanti sono?
Fortunatamente l’hanno presa bene, ci ringraziano pure per il nostro interessamento, mentre noi ci scusiamo ancora. Torniamo giù dalle scale e smontiamo la scala, mentre raccontiamo ai ragazzi la situazione.
Cose che capitano nelle notti d’estate, meglio così. Resta da spiegare come mai nessuno dei tre inquilini non abbia sentito né il campanello né le nostre grida. Forse non è così difficile rubare in un appartamento. E quello che ha chiamato, come faceva a vedere così lontano e a sapere tante cose? Ma più che ai particolari dell’intervento i ragazzi sono interessati alla donna bionda; ne avranno da fanta
sticare e sparlare per almeno tre giorni. Mah, ‘sti giovani…

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