mucche, autogru e veterinari pessimisti

'Era meglio un gatto'. 'Spera piuttosto che 'sta melma sia solo fango' ribatto a Geffo, mentre cerco disperatamente di estrarre la gamba e relativo stivalone in gomma dal fango nero, puzzolente e appiccicoso che occupa il fondo del canale dove stiamo lavorando. 'E già fa schifo pure la melma, non voglio respirarla o che mi tocchi la pelle. Uhmmm, forse è meglio che non stiamo vicini alla coda'. Bè, lo sterco di mucca non è come quello di un carnivoro, ma evitiamo.
Una giornata nuvolosa di maggio, il sole tramonta verso le 19.30, abbiamo meno di un'ora di luce. La centrale ci ha allertati alle 18.30, il padrone ha chiamato adesso ma pare che sia qui a ravanare dalle 13. Giunti sul posto il nostro caposquadra ha valutato la situazione e ha richiesto l'autogru, che in poco più di mezz'ora è arrivata. Adesso siamo in due squadre, la nostra e la seconda della centrale, dedicata agli incidenti stradali, con furgone polivalente e autogrù. Cinque più cinque più due vigili al capezzale della mucca.
Primi arrivati, siamo scesi in tre ' io, Geffo e Pino – sul fondo del canale, dopo avere indossato i lunghi stivali verdi di gomma in dotazione, badili in mano per tentare di liberare un po' l'animale. È una fatica bestia, e oltretutto la luce sta calando, fra poco sarà buio. Mi appoggio al badile e alla schiena del povero animale per non cadere e fare anche io la sua fine. Il pelo è bagnato di sudore, se non muore per la pressione del fango, muore per lo stress.
Ho imparato con gli anni che gli animali sono psichicamente molto più vulnerabili di noi scimmie pelate, e ad ogni trauma vanno soggetti a infarti e shock molto più di noi. Noi siamo animali da guerra, ci siamo evoluti in mezzo a conflitti continui fin dall'alba dei tempi. Siamo feroci e insensibili a livelli molto profondi, l'apparenza è solo un'innaturale finzione. Abbiamo sterminato e mangiato la maggior parte dei grandi mammiferi del pleistocene, l'ultimo è stato il mammut. Poi mi sa che anche i Neanderthal ' i nostri fratelli ' fossero molto buoni ' oltre che tonti – dato che non ne abbiamo lasciato neppure uno. Anzi, di recente è stato trovato un deposito di loro ossa, ben cotte e rosicchiate da denti umani. L'uomo di Florina si è salvato fino a poche migliaia di anni fa solo perché era piccolo e ossuto e probabilmente molto cattivo, sia di gusto che di carattere. Poi abbiamo continuato sterminandoci tra noi fino a oggi, come ben sappiamo. Abele è morto e digerito, noi siamo i discendenti di Caino. Ma son buone anche le mucche. Povere bestie.
Da qua in fondo vediamo solo il cielo e i colleghi che si affacciano a guardarci e passarci gli attrezzi.
Per fortuna è arrivata l'autogru da Peria, sento il rombo caratteristico oltre la sponda. È la Cormach nuova, alza trecento quintali e dato che l'animale sarà circa cinque quintali, non ci sono problemi anche sbracciando molto. L'autista è Gianni, in camicia verdina e senza cappello, il suo secondo Piero: stanno valutando dove piazzarla per non affondare nel fango, ci guarda e ghigna. 'Guai a te se dici una parola' gli urlo dietro. Sparisce, poi sento il rombo della gru che si piazza. I colleghi lo aiutano, ne vedo due che applicano le pedane metalliche agli stabilizzatori che si stanno allungando a formare la base stabile della macchina.
Il problema adesso sarà come afferrare la bestia prima, e poi di non stracciarla in due quando la tireremo. È infilata con le quattro zampe diritte nel fango, ormai la pancia tocca il fondo. Dice il veterinario, anche lui sulla sponda, che è incinta, ma essendo ormai in queste condizioni da ormai cinque ore, sono condannati tutti e due. Anzi, sarebbe meglio farla fuori subito, ma il sangue non fluirebbe e la carne poi non si potrebbe mangiare. Meglio tirarla fuori viva (più o meno) e ammazzarla poi dopo. OK, penso, bene, adesso lo comunico alla mucca e vediamo se è d'accordo. Certo che se un medico avesse quest'ottimismo, staremmo freschi. Io non sono pratico di mucche, come tutti le mangio solo, e solo dopo che qualcun altro me ha affettate sottili, ma mi sembra che l'animale sia vivo, anche se estenuato. Si vede che dopo essere scivolato giù nel canale ha provato per un bel po' a tirarsi fuori, col solo risultato di affondare sempre di più e sfinirsi. Magari muggiva pure, se l'hanno trovata. Ha un corno rotto, ho sentito il padrone spiegare al nostro caposquadra che hanno provato a legarla e tirarla con un trattore, ma stranamente si è rotto il corno. Non commento.
Mi viene in mente il film di animazione 'Galline in fuga': questa fuga è finita peggio. Almeno ci ha provato. Non si muove, si vede solo il movimento ritmico del torace quando respira. Deve essere sfinita.
Per afferrare l'animale occorre passargli sotto un paio di larghe fasce, che poi assicureremo al gancio del braccio della gru. Rischiamo di strizzarle la pancia, cosa che non va molto bene essendo incinta agli ultimi mesi. Ma non possiamo mica lasciarla qui. È impossibile liberarle le gambe, e anche potendo non potrebbe risalire la parete ripida del canale. Con i badili abbiamo scavato un piccolo tunnel sotto il petto, vicino alle zampe davanti. L'idea, del caposquadra della centrale (il nostro sta facendo il solito sfoggio di quanto è bravo a criticare tutti gli altri, senza però dare alcuna indicazione), è che se ci infiliamo la fascia e la alziamo un poco, possiamo poi infilare una seconda fascia sotto la pancia, vicino alle zampe posteriori, e sollevare tutto il corpo sfilandolo dal fango.
Ci vorrebbe un imbraco fatto meglio, ma non ne abbiamo, in Italia non siamo attrezzati per il recupero degli animali, soprattutto di questa taglia.
Afferro la fascia di qua, mi chino e col braccio – inguantato – cerco a tastoni nella melma il tunnel scavato sotto l'animale e ce la ficco a forza. Dall'altra parte Geffo fa altrettanto per acchiapparla. Pino mi tiene alla cintura per evitarmi un tuffo profondo in 'sta schifezza. L'operazione ci porta ad un contatto molto intimo con la mucca, che per fortuna non si muove. Il rischio è che in qualche modo possa incastrarci sotto di sè, nel fango. Ogni tanto sento la pelle scossa come da un brivido, sarà una cosa da mucca, chi lo sa' Per il resto mi sembra stare bene, respira tranquilla.
Dopo qualche tentativo finalmente riesce a prenderla e tirandola con forza arriviamo ad agganciare gli anelli finali al pesante gancio fissato al verricello della gru, che ormai ci è stato portato sopra.
Siamo pronti, ci allontaniamo a fatica tra il rumore di risucchio che fa la melma ad ogni passo quando ne estraiamo le gambe, braccia aperte per restare in equilibrio.
Piero sul bordo fa segno a Gianni che sta ai comandi, e piano piano iniziano ad alzare il verricello.
Le fasce si tendono, e poi lentamente il corpo dell'animale si solleva. Anche gli altri colleghi e i civili sul bordo tacciono e guardano l'operazione.
Il ventre enorme sporge immensamente dalle fasce, temiamo una spremuta di mucca, che per fortuna non ha luogo, ma certamente non fa bene alla possibile futura mamma. Le zampe si sfilano dal fango senza problemi, e finalmente l'animale si libra alto nell'aria ondeggiando verso terraferma. Speriamo che non si sfili. Appena toccato il suolo la mucca risorge dal torpore e inizia a camminare verso la stalla. Niente applauso dalla folla stavolta, peccato, in genere usa. Bravo Gianni, bella manovra. Adesso c'è da pulire tutto e poi possiamo rientrare, il nostro lavoro è terminato.
Bè, in seguito noi ci siamo lavati e dopo qualche giorno è andato via il puzzo di melma rimasto nel naso. Un mese dopo la mucca con corno solo è felicemente diventata mamma, alla faccia del veterinario pessimista
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