cronaca di febbraio

Problemi problemi problemi. I lavori in caserma, un paio di colleghi che pensano a giochi di potere invece che al servizio, un comando che si diverte a umiliare i pezzenti volontari, gli automezzi da manutenere. I nuovi ragazzi pieni di entusiasmo, che con gli occhi scintillanti si aspettano da te di imparare a fare l’impossibile; e che gli insegno io a questi? E la vita fuori dalla caserma che vuole la sua parte. La famiglia, gli amici, il lavoro. Tu. E altri problemi, sempre, ad ogni angolo. Tutto normale. Ma chi te lo fa fare. E’ un pensiero sempre più ricorrente col passare degli anni. L’iniziale entusiasmo dell’inesperienza, sepolto sotto i sassi che la realtà di ogni giorno ti tira. I ripensamenti, i rimpianti, le delusioni. Un mucchio sempre più alto, che senti proprio qui sul petto e che appesantisce le gambe, smorza la luce e taglia il respiro. E i fantasmi che ti seguono, sempre più numerosi, in fila, muti, ovunque. E comincio a vedermici anche io in quella fila. Che vorrà dire? E’ qui che ci vuole la forza, il coraggio. Altro che recuperare cadaveri e camminare nel fuoco. Mica me l’avevano detto alle scuole. E neppure insegnato. Vabbè, brutto periodo. Tutto normale. Poco freddo quest’anno e secco, quindi poche canne fumarie e pochissimi tetti in fiamme. Giusto un paio, le solite villette stranuove con "tetti ventilati" e le canne in metallo fatte passare proprio accanto al legno. Flambè istantaneo, danni enormi, fatica e pericolo a spegnerli. Niente gatti da qualche mese – era ora. Un po’ delle solite porte da aprire. Ieri in aiuto agli operatori del 118 per trasportare giù per le scale del condominio fino all’ambulanza un tizio da ricoverare, troppo pesante per loro. Capita, poca roba. Poi un po’ di incidenti, accadono a grappolo, chissà perché. Ieri è piovuto un poco dopo un periodo di secco, quindi fanghiglia sulle strade. Stanotte sei camion sei rovesciati sulle strade della provincia. Me lo raccontavano stamattina all’alba i colleghi di gru della centrale venuti a recuperare il "nostro". Da ieri sera non erano ancora riusciti a rientrare in sede. Stavolta nemmeno feriti, solo un camion di traverso sull’intera carreggiata, da fosso a fosso. Steso, di fianco, rotto, enorme balena morta. Il traffico fermo in due lunghe file – è una provinciale – da controllare. Solita procedura. Abbiamo atteso l’arrivo di vigili urbani, carabinieri e cantonieri e gli abbiamo lasciato la situazione. In attesa che i facchini della ditta sgomberassero il campo dal carico – roba elettronica di valore – così da permettere alla nostra gru di tornare più tardi e operare per liberare la strada. Dopo cinque ore vedo, da internet, che la strada è ancora chiusa. Dopo otto risulta libera, ce l’hanno fatta. Hanno pure trainato via l’altro autocarro coinvolto. Un giorno dopo l’altro. Verso dove? Serve intromettersi nel dolore degli altri per sopportare il proprio ?
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