un mese a natale
Anno agli sgoccioli. Pochi interventi negli ultimi mesi, qualche cassonetto, due sterpaglie, troppe aperture porta.
Poi è arrivato un po’ di freddo e nebbia, e subito qualche incidente, un paio di camion fuori strada, le prime canne fumarie, il primo coperto in fiamme. Roba seria.
E poi tante fughe di gas nell’ultimo mese. Oggi, per esmpio, la solita scavatrice ha spaccato la solita tubatura (che tutti in zona sapevano stare proprio lì sotto). Un getto di metano a sei atmosfere (media pressione) ha soffiato metano con un rumore (bianco) assordante sulla strada vicina per tre ore tre. Poi i tecnici sono finalmente riusciti a trovare le saracinesche di sezionamento per chiudere, sepolte sotto l’asfalto da qualche parte (tre squadre più capisquadra, geometri e responsabili con mappe radio telefonini e strumenti non antifiamma e che pretendevano di passare impunemente con i loro automezzi in mezzo alla nuvola di metano, tanto “noi siamo del mestiere e non abbiamo paura”). E noi a bloccare il traffico e con le manichette pronte a eventuali problemi.
Questa settimana anche un incendio di appartamento. Sono rari da noi, in genere hanno una propagazione limitata e non coinvolgono persone. Le nostre case sono piccoline e fatte di mattoni, non di legno. In tanti altri paesi non è così e le conseguenze sono ben peggiori, come possiamo vedere sulla stampa internazionale.
In questo caso pare ci fosse una persona all’interno, ma per fortuna anche stavolta non era vero. Ma abbiamo dovuto cercare con attenzione una volta entrati, e cercare nel buio e nel fumo denso in un appartamento di forma ignota non è mai agevole.
Ha, cosa insolita, c’era pure un allagamento nell’appartamento incendiato. Il fuoco partito dal fornello in cucina aveva fuso il raccordo in plastica del lavello, lasciando uscire l’acqua. Appartamento e scale del condominio inondate.
Poi è arrivato un po’ di freddo e nebbia, e subito qualche incidente, un paio di camion fuori strada, le prime canne fumarie, il primo coperto in fiamme. Roba seria.
E poi tante fughe di gas nell’ultimo mese. Oggi, per esmpio, la solita scavatrice ha spaccato la solita tubatura (che tutti in zona sapevano stare proprio lì sotto). Un getto di metano a sei atmosfere (media pressione) ha soffiato metano con un rumore (bianco) assordante sulla strada vicina per tre ore tre. Poi i tecnici sono finalmente riusciti a trovare le saracinesche di sezionamento per chiudere, sepolte sotto l’asfalto da qualche parte (tre squadre più capisquadra, geometri e responsabili con mappe radio telefonini e strumenti non antifiamma e che pretendevano di passare impunemente con i loro automezzi in mezzo alla nuvola di metano, tanto “noi siamo del mestiere e non abbiamo paura”). E noi a bloccare il traffico e con le manichette pronte a eventuali problemi.
Questa settimana anche un incendio di appartamento. Sono rari da noi, in genere hanno una propagazione limitata e non coinvolgono persone. Le nostre case sono piccoline e fatte di mattoni, non di legno. In tanti altri paesi non è così e le conseguenze sono ben peggiori, come possiamo vedere sulla stampa internazionale.
In questo caso pare ci fosse una persona all’interno, ma per fortuna anche stavolta non era vero. Ma abbiamo dovuto cercare con attenzione una volta entrati, e cercare nel buio e nel fumo denso in un appartamento di forma ignota non è mai agevole.
Ha, cosa insolita, c’era pure un allagamento nell’appartamento incendiato. Il fuoco partito dal fornello in cucina aveva fuso il raccordo in plastica del lavello, lasciando uscire l’acqua. Appartamento e scale del condominio inondate.
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