domenica, storie di gatti, api e cassonetti
Domenica, sole e temperatura in aumento: quindi a rischio le
sterpaglie; al massimo ci sarà una qualche apertura porta, la gente è
più distratta oggi. Sono le 10, passo in caserma: deserto, non c'è
nessuno. Meglio, posso lavorare in assoluta pace; accendo il computer,
prendo gli appunti degli interventi della settimana e comincio a
compilare i moduli dei rapporti. In un'ora ho finito, stampo, controllo e
firmo. Quanti siamo oggi a disposizione in paese? Scorro il registro,
almeno 8 ? ok, quindi posso assentarmi un paio d'ore.
Dopo pranzo facciamo un giretto in un paese vicino. Matematico, mi suona l'allarme; l'audio qui arriva disturbato, non capisco bene, ma sento che la squadra c'è ed esce regolare. Pare un cassonetto del rusco, qualcuno ci avrà ficcato i resti del barbecue (con braci e tutto); tutto normale.
Più tardi, mentre rientro in paese suona di nuovo. Non capisco neanche stavolta di che si tratta: accelero verso la caserma, mi fermo un attimo solo per buttare fuori dall'auto l'amico che mi aveva accompagnato (tutto regolare, c'è abituato) e sgommo fino al piazzale.
Mentre acchiappo di corsa l'attrezzatura i colleghi mi dicono che la chiamata è per vespe. Partiamo tranquilli, senza sirena. Non possono essere vespe, ovvio, verranno a luglio, forse; questa è la stagione della sciamatura delle api; e quando lo fanno sono innocue per 24 ore. Possibile che ci sia gente, in campagna per di più, che non distingue un'ape da una vespa?
Sul posto, solita villa di lusso e piscina, ci raccontano storie dell'orrore tipo l'attacco dei vesponi mutanti e ci indicano un nido (vecchio di anni) in cima ad un albero di 15 metri e a 20 metri dalla casa. Ovviamente sono innocue api. Spieghiamo con pazienza di cosa si tratta, pericolo non c'è, e anche che ci è vietato intervenire sulle api, specie ultraprotetta, e che devono semmai rivolgersi ad un apicoltore. E magari di non salire sull'albero a disturbarle. Tralasciamo il fatto che le devono avere viste per almeno due anni di seguito, quindi l'urgenza è una balla. Comodo farsi fare la disinfestazione a spese dello stato. Ma è mai possibile?
Rientriamo, quattro chiacchiere e poi via. Appena arrivato a casa risuona l'allarme. Non capisco neanche stavolta ? sarà l'effetto domenica, la mente in vacanza ? e vado. Per strada non c'è molto traffico, aggiro un semaforo e arrivo per primo. Strano, davanti la caserma ci sono dei ragazzini in bici, sembra che aspettino noi. Mi fermo per dirgli di non stare sulla strada, e mi parlano confusamente di gatti e alberi, poi pedalano via. Chiedo i dati dalla centrale: 'c'è un gatto su un albero, pare che ci sia parecchia gente, al parco; bisogna andare?. Vi spiego, intanto che arrivano gli altri: i gatti amano salire sugli alberi, ma poi scendono. Sempre. I piccoli ci devono pensare un po' su, magari, e intanto miagolano, ma alla fine capiscono come fare. Sono animali furbi e intelligenti, loro; gli umani di meno, e si preoccupano e vogliono che altri facciano qualcosa; altri, loro no. E allora bisogna far finta di soccorrere il micio, che di solito non è d'accordo, altrimenti alla signora viene un infarto, il bambino straviziato si agita, il marito le prende dalla moglie, e così via.
Quando saliamo con le scale con rischio per noi in genere va a finire che: 1- l'animale sale ancora più in alto; 2 ' salta giù o scende da un'altra parte; 3 ' ti guarda brutto e ti odia, conficca le unghie nel legno e progetta di infilartele negli occhi.
Arriviamo al parco pubblico, a 10 m su un pino sta un gattino, miagolante. Per forza, sotto ci saranno almeno 20 bambini schiamazzanti e 15 adulti, alcuni con cani; mamme che piangono, padri che pretendono soccorso immediato, ecc. . Voi che fareste al posto suo? Su un albero vicino un bambino si sta arrampicando ? pericolosissimo, molto più del gatto, e nessuno se ne preoccupa. Roba da matti, la follia collettiva.
Spieghiamo come stanno le cose al tizio che ci ha chiamati, ma non ritiene che i nostri 20 anni di esperienza abbiano alcun valore rispetto alla sua totale inesperienza. Il caposquadra ci guarda pensoso. Vabbè, dai, è domenica, stiamo attenti e facciamo ?sto spettacolino, almeno stavolta ci divertiamo un po?. Transenniamo la zona col nastro per tenere lontana la folla, montiamo la scala italiana (al suolo) e Tizio sale, tutto bardato nonostante il caldo boia.
Il pubblico fa silenzio, trattiene il fiato, tutti col naso in aria. Raggiunge il gatto (che si nasconde dall?altra parte del tronco e per fortuna non sale) e lo prende per il coppetto (per chi non conosce i gatti, questa è la presa innocua usata dalla mamma gatto per trasportare i piccoli, un riflesso condizionato paralizza l?animale e lo rende innocuo, per la sua e nostra sicurezza) . Tizio scende tra applausi e ovazioni. Seguono chiacchiere, feste e balli, uno si offre volontario per adottare la bestia, un consigliere comunale di passaggio si congratula (tra un po? ci stanno le elezioni), una volante della Polizia si ferma per partecipare alla festa. Rimontiamo gli attrezzi sul camion, saliamo e rientriamo in sede.
Fine della domenica.
Dopo pranzo facciamo un giretto in un paese vicino. Matematico, mi suona l'allarme; l'audio qui arriva disturbato, non capisco bene, ma sento che la squadra c'è ed esce regolare. Pare un cassonetto del rusco, qualcuno ci avrà ficcato i resti del barbecue (con braci e tutto); tutto normale.
Più tardi, mentre rientro in paese suona di nuovo. Non capisco neanche stavolta di che si tratta: accelero verso la caserma, mi fermo un attimo solo per buttare fuori dall'auto l'amico che mi aveva accompagnato (tutto regolare, c'è abituato) e sgommo fino al piazzale.
Mentre acchiappo di corsa l'attrezzatura i colleghi mi dicono che la chiamata è per vespe. Partiamo tranquilli, senza sirena. Non possono essere vespe, ovvio, verranno a luglio, forse; questa è la stagione della sciamatura delle api; e quando lo fanno sono innocue per 24 ore. Possibile che ci sia gente, in campagna per di più, che non distingue un'ape da una vespa?
Sul posto, solita villa di lusso e piscina, ci raccontano storie dell'orrore tipo l'attacco dei vesponi mutanti e ci indicano un nido (vecchio di anni) in cima ad un albero di 15 metri e a 20 metri dalla casa. Ovviamente sono innocue api. Spieghiamo con pazienza di cosa si tratta, pericolo non c'è, e anche che ci è vietato intervenire sulle api, specie ultraprotetta, e che devono semmai rivolgersi ad un apicoltore. E magari di non salire sull'albero a disturbarle. Tralasciamo il fatto che le devono avere viste per almeno due anni di seguito, quindi l'urgenza è una balla. Comodo farsi fare la disinfestazione a spese dello stato. Ma è mai possibile?
Rientriamo, quattro chiacchiere e poi via. Appena arrivato a casa risuona l'allarme. Non capisco neanche stavolta ? sarà l'effetto domenica, la mente in vacanza ? e vado. Per strada non c'è molto traffico, aggiro un semaforo e arrivo per primo. Strano, davanti la caserma ci sono dei ragazzini in bici, sembra che aspettino noi. Mi fermo per dirgli di non stare sulla strada, e mi parlano confusamente di gatti e alberi, poi pedalano via. Chiedo i dati dalla centrale: 'c'è un gatto su un albero, pare che ci sia parecchia gente, al parco; bisogna andare?. Vi spiego, intanto che arrivano gli altri: i gatti amano salire sugli alberi, ma poi scendono. Sempre. I piccoli ci devono pensare un po' su, magari, e intanto miagolano, ma alla fine capiscono come fare. Sono animali furbi e intelligenti, loro; gli umani di meno, e si preoccupano e vogliono che altri facciano qualcosa; altri, loro no. E allora bisogna far finta di soccorrere il micio, che di solito non è d'accordo, altrimenti alla signora viene un infarto, il bambino straviziato si agita, il marito le prende dalla moglie, e così via.
Quando saliamo con le scale con rischio per noi in genere va a finire che: 1- l'animale sale ancora più in alto; 2 ' salta giù o scende da un'altra parte; 3 ' ti guarda brutto e ti odia, conficca le unghie nel legno e progetta di infilartele negli occhi.
Arriviamo al parco pubblico, a 10 m su un pino sta un gattino, miagolante. Per forza, sotto ci saranno almeno 20 bambini schiamazzanti e 15 adulti, alcuni con cani; mamme che piangono, padri che pretendono soccorso immediato, ecc. . Voi che fareste al posto suo? Su un albero vicino un bambino si sta arrampicando ? pericolosissimo, molto più del gatto, e nessuno se ne preoccupa. Roba da matti, la follia collettiva.
Spieghiamo come stanno le cose al tizio che ci ha chiamati, ma non ritiene che i nostri 20 anni di esperienza abbiano alcun valore rispetto alla sua totale inesperienza. Il caposquadra ci guarda pensoso. Vabbè, dai, è domenica, stiamo attenti e facciamo ?sto spettacolino, almeno stavolta ci divertiamo un po?. Transenniamo la zona col nastro per tenere lontana la folla, montiamo la scala italiana (al suolo) e Tizio sale, tutto bardato nonostante il caldo boia.
Il pubblico fa silenzio, trattiene il fiato, tutti col naso in aria. Raggiunge il gatto (che si nasconde dall?altra parte del tronco e per fortuna non sale) e lo prende per il coppetto (per chi non conosce i gatti, questa è la presa innocua usata dalla mamma gatto per trasportare i piccoli, un riflesso condizionato paralizza l?animale e lo rende innocuo, per la sua e nostra sicurezza) . Tizio scende tra applausi e ovazioni. Seguono chiacchiere, feste e balli, uno si offre volontario per adottare la bestia, un consigliere comunale di passaggio si congratula (tra un po? ci stanno le elezioni), una volante della Polizia si ferma per partecipare alla festa. Rimontiamo gli attrezzi sul camion, saliamo e rientriamo in sede.
Fine della domenica.
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