notte di fuoco e stelle

"Lancio Perfetto!" gracchia la voce di Giorgio dalla radio. Bene, almeno uno è andato a segno. Forse, speriamo. L'elicotterone che lancia acqua è proprio comodo, ma è mica facile da usare. E costa un sacco. La radio chiacchiera da una settimana almeno, caldo e secco eccezionali favoriscono una straordinaria serie di incendi.
Niente di paragonabile ai disastri di puglia e altre regioni del sud (per ora). Ma la serie che imperversa ormai da giorni nella nostra provincia è senza precedenti. Soprattutto in montagna, i nostri poveri e residui boschi sono presi di mira come non si vedeva da circa dieci anni. Tutte le forse disponibili sono al lavoro, e non bastano. Ovviamente i pompieri, poi la forestale (rara specie in via di estinzione), qualche squadra di protezione civile (tempo di attivazione di almeno due giorni e affidabilità ignota, ma responsabilità nostra), elicotteri e forse un aereo antincendio, tutti della forestale.
Senza tregua, soprattutto i pompieri volontari della montagna. No, non cercate i riscontri sui giornali, qui parlo di realtà, non di propaganda.

Siamo stati chiamati in montagna pure noi della pianura, per almeno tre volte. Adesso stiamo noi tre, io, Alberto autista esperto e Teo, uno dei nuovi arrivi. Partenza ore 20 con destinazione Borgata, frazione ignota di Villaverde sulle colline a un'ora di viaggio da qui. Con defender e sk (piccola pompa con acqua e lunghi tubi sottili, comodissima per zone poco accessibili), più badili e un soffione a spalla. Fortuna, è ormai notte e non si va in mezzo al bosco col buio, lo si deve vigilare e presidiare le eventuali abitazioni minacciate.

Dalla radio sento che sono all'opera molte squadre, anche di altre province, in almeno tre punti. I boschi bruciano, in due posizioni minacciano alcune case abitate. Tecnicamente non spetterebbe a noi pompieri intervenire anche nei in casi senza abitazioni; competenza e finanziamenti furono trasferiti alla forestale anni fa, ma ormai da anni nella nostra regione i loro automezzi arrugginiscono inutilizzati nei cortili, e tocca a noi intervenire comunque. Peccato che sui giornali sia scritto diversamente, dite voi come mai.
Strano, nella zona dove andiamo sento parlare solo i volontari di Poggio, non i permanenti che proprio lì hanno un distaccamento (voluto a tutti i costi dai sindacati occupando in armi quello volontario già in costruzione, vedi...). E sento che è l'amico Giorgio (un cs volontario come me, di Poggio, a venti chilometri dalla nostra destinazione) che coordina tutte le altre squadre del posto e parla sia col comando che con l'unità regionale di coordinamento. Mah, saranno occupati altrove.
È venerdì sera, ormai è buio, la luna quasi piena illumina il paesaggio. L'aria è asciutta e calda, senza vento per fortuna. Corriamo a sirena spiegata per le strade ipertrafficate che affiancano la grande città, ancora un'ora e mezza per arrivare fin lassù. Passiamo accanto alle auto cariche di ragazzotti diretti alle discoteche o ai pub, tutti al cellulare e con la radio a buco, e che quindi non sentono la nostra sirena. Ci guardano strano, senza capire perché abbiamo tanta fretta e li disturbiamo.
Sono preoccupato perché i colleghi segnalano ripetute esplosioni di bombe, proprio vicino alla loro autobotte. È già successo, là passava la linea gotica, nessuno ha mai bonificato quei boschi da mine, munizioni, armi e bombe varie. Ogni volta che il bosco brucia, ne esplodono alcune. È molto pericoloso, non si può andare nel bosco a spegnere in queste condizioni. In questi casi si passa in modalità difesa: si esce dal bosco e si lascia bruciare, limitandosi a difendere le abitazioni e a controllare l'incendio dall'esterno. E si aspetta l'elicottero, che vola solo di giorno.
In modalità attacco, invece, si entra nel bosco, con i fuoristrada e/o a piedi, e si cerca di spegnere quel che si può. Ma è durissima, il bosco in fiamme è potente e tremendo, e pericoloso. Una fatica boia. Occorre esperienza e lavoro di squadra. Per questo non è facile assumersi la responsabilità di mandarci squadre di volontari sconosciuti. La buona volontà non basta di sicuro.
Arriviamo sul posto, una stradina comoda che fiancheggia i boschi. Si vede la montagna avvolta da fumo, e tante fiamme che guizzano rosse qua e là. Il fronte di fuoco disegna linee rosse che salgono fino alla cima,e in basso lambiscono la strada. I riflessi illuminano alcune autobotti ferme in una piazzola, a due metri da noi. Si sente il crepitio del fuoco che avanza e divora arbusti e alberi. Ogni tanto colpi lontani come di fucile, saranno i proiettili che il fuoco fa esplodere. E c'è ancora traffico di civili.
Giorgio è qui, ci presentiamo e ci assegna come missione di pattugliare la strada e di verificare ogni tanto una abitazione minacciata. Non vedo neppure qui i vigili permanenti del locale distaccamento; saranno su uno degli altri due impegnativi incendi in provincia, non so bene dove. Giorgio è occupatissimo con la radio, e vedo che prende accordi anche con i carabinieri e altri automezzi con sigle locali. Sta coordinando tutte le forze in campo, e mi dicono che lo sta facendo ininterrottamente da almeno tre giorni.
I colleghi spengono col naspo della botte il fronte man mano che raggiunge la strada. Noi iniziamo a percorrere la strada osservando l'evoluzione dei fronti di fuoco, non facili da vedere tra costoni e alberi. Ancora non c'è vento. La luce delle stelle traspare nel fumo e la luna illumina bene le colline e la strada. Sull'asfalto è tutto un brulicare di insetti in fuga dal fuoco, grilli, cavallette di ogni forma, grosse mantidi religiose indecise di dove andare, ragni veloci, scorpioni. Scena inusuale. Mi dicono che i grossi animali sono già passati durante il giorno.
Per raggiungere la casa percorriamo una stradina polverosa e stretta, tutta tornanti, nel bosco. Gli abitanti sono tutti fuori in apprensione, assieme a loro guardiamo il fronte di fiamme ancora lontane, in alto. Sta scendendo lentamente, ci vorranno ore prima di arrivare qui, sempre che non si alzi il vento. La casa è in mattoni, ma dietro c'è un bombolone di gpl. Domattina potrà venire un elicottero.
È già tardi. Adesso Giorgio via radio ci manda a raggiungere alcuni colleghi in un punto a rischio in cima. Passiamo per la caserma a chiedere la strada. Le luci sono spente, ma le autobotti sono parcheggiate davanti, quindi le squadre devono essere qui. Strano. Suono il campanello, busso alla porta. Dopo un po' viene ad aprire un vigile, senza camicia, un po' scocciato. Era a letto! Ma come? Hanno preso servizio alle 20 e invece di stare in mezzo al bosco stanno a letto? Dico nulla, penso di avere capito la situazione (la solita...), e mi tengo i pensieri per me.
Ci mandano uno dei ragazzi, forse un discontinuo che abita in zona. Ci fa strada per un sentiero nel bosco da far west, tutto buche e tornanti strettissimi, manco i muli ci vengono qui. Arriviamo a un piccolo terrazzo, odore di fumo e fronte di fiamme che tranquille divorano gli alberi poco più sotto. I colleghi, sempre vigili volontari
di Poggio, sono qua da un po'. Passiamo la notte raccontandoci di interventi, ascoltando alla radio il lavoro delle altre squadre all'opera. Ascoltiamo il crocchiare del fuoco e osserviamo preoccupati il fronte che avanza. E che forse ha passato la cima, si vede la luce guizzare dall'altra parte. Comunichiamo la cosa e qualcuno andrà a verificare. Ci raggiunge l'ufficiale di turno del comando: ragazzo giovane, carte alla mano e poche chiacchiere efficienti per sovrintendere il tutto. Non male, speriamo che non lo rovinino.
E sentiamo diverse raffiche di piccole esplosioni. I colleghi ci indicano dove stavano le trincee partigiane nel '45, e da dove sparavano i tedeschi. Manca solo la neve alta che in quell'inverno copriva tutto, e il gelo. La guerra non è ancora terminata, un estremo pezzetto sopravvive ancora adesso, e ci minaccia. Ci mostrano alcuni frammenti di acciaio delle bombe, per fortuna non ci sono bombe a mano, altrimenti sarebbe pericolo anche stare qui; i loro frammenti schizzano come proiettili. Lontano si vedono ogni tanto luci blu vagare, e le luci del paese che dorme.
La luna traversa il cielo e la luce dell'alba rischiara il fumo sulla cima della collina. La radio riprende a gracchiare, torniamo alla casa minacciata. Il nostro mezzo può servire per entrare nel bosco, all'occorrenza. Passiamo prima dalla caserma dei permanenti per fare il punto. Incredibile, nonostante li chiamino per radio, devo di nuovo andare a svegliarli io! Mi sembra di sognare, non è possibile che il Corpo sia ridotto così. O sì? Mah, sarà un'usanza locale. Non contiamo su di loro, e neppure il comando.
Giorgio è ancora lì a coordinare tutte le forze in campo. Approfittiamo di cinque minuti di attesa per fare un salto al bar a fianco, nessuno ha dormito e siamo un po' intontiti. Bisogna organizzare il cambio per chi deve rientrare. Arriviamo alla casa, il fuoco si è avvicinato di una decina di metri, ma adesso sente il calore del sole e accelera. Si alza pure un po' di vento. Sentiamo da lontano il rombo dell'elicottero in arrivo, ha già riempito il secchio e Giorgio parlotta con i tizi della forestale per guidarlo sul punto. Farà un buon lavoro, spero.

Intanto arriva il cambio dal nostro distaccamento. Salutiamo e rientriamo. Non invidio i colleghi che restano, al calore del giorno ci sarà da correre, e parecchio. Sono duri i boschi da spegnere. Dai campi parecchi daini e cervi ci guardano spaventati, i loro boschi sono ancora in fiamme.
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