una settimana come tante

Domenica mattina, giorno di rapporti da compilare. Il periodo di calma è finito, assieme ai primi giorni di caldo, e gli interventi fioccano, anche se non brucia ancora nulla. Solo in caserma, la radio accesa su un stazione senza pubblicità. Pace, tace anche la radio del comando. Controllo sul mastro le presenze e gli orari. Neanche nella mia azienda teniamo una contabilità così precisa: orari, attrezzature usate, carburanti consumati, persone e autorità presenti sul posto, prima e dopo, operazioni intraprese, comunicazioni radio. Ore e ore di lavoro per registrare, controllare, elaborare, comunicare.
Personalmente non ricordo mai nulla, per questo ho le tasche piene di biro e taccuini, foglietti stracciati e appunti su scontrini del bar. A volte impolverati, infangati, bagnati dalla pioggia, anche anneriti di cenere. Capita di portarsi a casa un pezzettino dell'intervento.
Vediamo, dunque, 'apertura porta'; ma dove? Chi? Boh! Medito, cercando di richiamare alla memoria l'episodio e i particolari essenziali.
Ah sì, in via Sarti, in paese, il signore rimasto fuori casa alle tre di notte; mannaggia mi ci sono voluti tre giorni per riprendermi, dopo, a me e anche ai compagni, sebbene più giovani. E cosa vai a dire, non era di soccorso urgente, ma qui di apriporte non ne trovi né di notte né di giorno. Il tipo poi era rientrato a quell'ora dal lavoro nel suo negozio, aveva anche cercato di salire dal balcone con una scaletta, corta, rischiando di ammazzarsi o anche un semplice infarto, vista la stazza. La porta l'abbiamo aperta facilmente senza fare danni. Mentre prendevo i suoi dati insisteva per sapere il prezzo dell'operazione. Ma figurati se alle tre di notte mi metto a compilare i moduli di pagamento, e poi in casa c'era il televisore acceso, quindi con rischio ' piccolo ma non nullo ' di incendio ? mica è la prima volta. 'A posto così, buona notte' (e non chiami più). 'No, grazie, non posso accettare neanche un salame' (è un salumiere). 'Davvero, buona notte'.
Piccoli flash di memoria che appaiono mentre trascrivo i dati. E uno. Poi?
Un'altra apertura porta, questa sì di soccorso vero. Mamma fuori e il bimbo di pochi mesi dentro, che piange, ma non in pericolo. Mentre i due compagni tentano di aprire la porta col solito sistema, io e un altro tentiamo dalla finestra con la scala; il primo che entra vince. Questa porta è ben costruita e la lastra non passa, vinco io. Il bimbo è in una seggiolina, sul letto. OK, tutto a posto. ?'giorno signora'.
Ci vuole di più a compilare il rapporto che ad aprire.
Poi' incidente in via Antani, a mezzogiorno, tre giorni fa. Mentre cerco i dati si fa sentire la radio 'per Casola, incidente stradale con incastrato' e parte la selettiva di allarme del distaccamento. Gli interventi continuano. Ascolto per un po' come va, poi torno al mio lavoro.
Qui siamo arrivato per secondi, quindi devo elencare solo uomini (e donne) della mia squadra e i mezzi; la relazione la fa il collega della prima squadra. Bene. Era un incidente con incastrato, auto con bombola di gas gpl, e strada con asfalto bello caldo: rischio di incendio, ma tutto ok. Gran casino di traffico, ambulanze, pompieri, carabinieri, ficcanaso e curiosi che cercano di provocare altri incidenti, uno ci va molto vicono. Tutto normale, quindi.
Poi, altro incidente. Già, quello alle tre di notte, altro trauma personale per alzarmi a quell'ora di notte. E per un incidente da poco, per fortuna. Il solito: ragazzini 'mbriachi, sbandano con la macchina nuova sulla provinciale lungo il fiume e rotolano fuori strada dopo avere abbattuto tutti i cartelli stradali nel raggio di duecento metri. Hanno dichiarato ai carabinieri che andavano agli 80; per evitare un'auto che faceva manovra in mezzo alla strada sono usciti di strada. Semplice no'
No, neanche un po': se è così, come mai le impronte delle gomme iniziano a duecento metri di distanza sulla corsia opposta e testimoniano che l'auto se li è fatta tutti lateralmente, girata di lato, poi è inciampata sul marciapiede, per poi fare rotolando altri venti metri tranciando i cartelli, prima di fermarsi a gambe all'aria? Provate un po' voi se vi riesce; non so se una velocità di 180 kilometri orari vi basta. Si credono anche furbi. A me importa solo che sono usciti da soli; noi ci siamo limitati a pulire la strada per renderla percorribile. Era anche competenza di un altro ente, ma a quell'ora vallo a trovare.
Poi' 'albero pericolante'. Sì, un ramo gigante di un albero sui viali, che si è staccato all'improvviso, causa tronco marcio, e ha sfiorato passanti e ciclisti restando incastrato su guard-rail e segnaletica. Segato e ridotto in piccoli pezzi. Facile.
Infine, altro alberone, caduto di traverso su quella strada di campagna durante il temporale di ieri. Anche questo segato e messo da parte. Meglio verificare il rifornimento dei miscela della motosega. Peccato, un bell'albero, grande, uno degli ultimi mori. Ce ne parlava il pensionato ' cappello in testa e panciotto con orologio – che si era fermato a guardarci lavorare, e che abita lì vicino. O forse guardava Tiziana mentre tagliava i grossi rami con la motosega, ai suoi tempi non c'erano le ragazze tra i pompieri, non sarebbe il primo a stupirsene.
Bene, rapporti terminati. A domenica prossima. Domattina si torna al lavoro.
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