Friday, August 24, 2018

il primo giorno di luce


Una storia modesta, raccolta da tante testimonianze, e al solito un poco modificata per renderla non riconoscibile. La racconto ancora una volta, perché il ricordo resti in chi la legge, e l'incubo che ha tormentato i nostri genitori non torni a tormentare i nostri figli. Il pericolo è ancora vivo e vegeto, come abbiamo visto tutti in questi anni recenti, e vuole tornare.
Mai abbassare la guardia, mai arrendersi. E, ora e sempre, resistere.

Alfio ansimava pedalando sulla bicicletta scassatissima e senza copertoni sulla strada ghiaiata e piena di buche. Non era per questo che non riusciva a parlare, ma per la fifa sopravvissuta al vino che aveva mandato giù per darsi coraggio. Pioveva piano e il cielo era scuro, c'era nebbia, ma il rombo che sentiva sopra la sua testa annunciava i bombardieri alleati che venivano a finire il lavoro.
Confidava davvero tanto sull'immunità che gli conferiva la divisa da pompiere, ormai il suo vestito abituale da troppo tempo. Conoscevano il suo colore marrone chiaro, dovevano per forza. E magari non gli sparavano. E forse l'aereo non lo avrebbe mitragliato, pensava, sbirciando la lunga, doppia fila di fori sull'intonaco della casa a lato della strada. Oltre, solo i campi e la nebbia.
Era per quello che avevano chiesto a lui e all'amico Gino, pure lui pompiere e che lo seguiva a piedi tagliando per i campi, di andare incontro agli americani. Gli altri in paese stavano nei rifugi, o nascosti nell'ospedale, immune pure quello. Sul tetto avevano dipinto una bella e grande croce rossa, ben visibile dall'alto ma, a scanso di equivoci, ieri ci avevano pure steso un paio di lenzuoli bianchi con sopra altre croci.
E un simile lenzuolo dipinto, più piccolo, l'avevano legato alla meglio a un bastone, ed era questo che Gino portava, e il vento lo sventolava mentre arrancava nel fango.
'Gino! ' 'Oh!' 'Non vedo nessuno sulla strada, e se arrivano dall'altra parte'' 'No, sono sicuro, Giuseppe li ha visti ieri a Bercio, quindi arrivano da qui, oggi, non senti gli aerei che arrivano'' 'Ha detto che volevano bombardare ancora il paese, credono che i tedeschi siano ancora nascosti, giù alla villa'.
La primavera tardava ad arrivare, l'inverno era stato durissimo, un freddo orribile e la fame avevano fatto il comodo loro. La speranza era davvero fioca, ma da qualche settimana nelle osterie circolavano sempre di più le voci che gli americani stavano arrivando. I tedeschi in paese erano sempre di meno, meno arroganti e molto nervosi, gli saltavano i nervi per niente. Ed erano più pericolosi del solito. Il segno più importante che qualcosa forse stava per cambiare era che i fascisti erano scappati, tutti, da diversi giorni. Cacasotto come al solito, erano arroganti quando pensavano di avere le spalle coperte dai mitra dei crucchi, ma adesso'
Proprio ieri sera, assieme ad alcuni amici partigiani, avevano trovato due tedeschi sbronzi addormentati sulla piazza del paese. Due ragazzi, giovani, sporchi e con la divisa stracciata. Se li saranno dimenticati, o disertori magari, chissa' Li avevano svegliati a schiaffoni e li avevano spaventati per farli scappare dietro agli altri, verso nord. Che tornassero a casa loro. Certo che potevano farli fuori, come voleva il Picchio, ma che senso poteva avere' Mica avevano scelto loro di abbandonare la famiglia e venire a rompere qui da noi. E il pensiero dei parenti al fronte o dispersi occupava la mente di tutti.
Non così invece i fascisti, soprattutto quelli del paese, i leccaculo del potere, che avevano abusato in tutti i modi possibile della loro posizione. Accumulando privilegi su privilegi, a danno e contro i propri concittadini. Quelli no, quelli ci godevano proprio. Nessun perdono.
Peccato per l'ultimo podestà, però. Era un buon diavolo, Lo avrebbe aiutato a nascondersi se fossero arrivato in tempo. Di porcherie non ne aveva fatte tante, e invece aveva difeso il paese da parecchie porcate dei tedeschi e anche dei fascisti della città. Ma ormai la gente non ne poteva più, era isterica, non guardava più in faccia nessuno, voleva solo che l'incubo finisse.
In paese ormai i carabinieri non c'erano più da mesi, le autorità fuggite, il caos totale. Erano rimasti solo i pompieri a fare qualcosa, quel che si poteva. E medici e gli infermieri dell'ospedale. Era così in quasi tutti i paesi e le città del nord. Solo i vigili del fuoco, o almeno una grossa parte, erano rimasti al loro posto, a difendere la popolazione in ogni modo possibile, con la loro organizzazione, le radio e le staffette con le moto. Bè, se si riusciva a trovare la benzina e un po’ di corrente elettrica. Altrimenti a piedi e a forza di braccia.
'E adesso dobbiamo anche fermare un bombardamento, in due! Con una bicicletta scassata e un lenzuolo legato a un bastone' pensava Alfio bestemmiando.
Ma ormai ne aveva fatte tante di asinate. Quanti ricercati aveva nascosto in caserma, e poi travestiti da pompieri li aveva fatti fuggire portandoli attraverso i posti di blocco tedeschi e fascisti con la sua moto. Aveva rischiato ben più di quando interveniva con i compagni sotto i bombardamenti in corso per salvare le persone sepolte sotto le macerie. E sotto il naso delle spie che il partito aveva infiltrato, anche nella loro caserma. Quei due panzoni buoni a nulla, che non avevano mai neanche visto un incendio. Ma bastava dargli un fiasco di vino e un pollo, ed era facile ingannarli.
C'era già stato un primo bombardamento in paese quattro giorni prima, era morta parecchia gente. Senza sapere il perchè poi, dato che ormai i tedeschi erano andati. Forse ce n'era qualcuno perso, o nelle frazioni, ma il paese era vuoto. Gli alleati avevano avuto informazioni sbagliate, e sgomberavano il campo senza tanti riguardi.
Tutta mattina aveva cantato l'artiglieria, in paese grandinavano a tratti i proiettili scheggiando i muri e i ciottoli delle strade. Tutti si erano chiusi in casa. Tranne loro, i pompieri, che dovevano andare in giro correndo sotto i portici e di scatto, fino all'ospedale. L'ultimo presidio. Dove uno dei medici e il vecchio sindaco, assieme ai capi partigiani, cercavano di capirci qualcosa e salvare il salvabile.
E adesso era lì, allo scoperto, non abbastanza ubriaco, per andare incontro ai soldati alleati. Se non li facevano fuori, dovevano poi riuscire a convincerli velocemente a fermare il bombardamento, e gli aerei erano già in volo!
Fu Gino ad avvistarli per primo: dai filari di una vigna e lungo una caradona tra i campi, due ufficiali americani emersero a cavallo, come i cowboy dei film. Dove avessero trovato gli animali non era chiaro, ma si sa che 'sti forestieri sono ben strani. Gino li additò ad Alfio, che sterzò di brutto evitando il fosso per un pelo e li raggiunse. Anche loro dovevano averne viste di tutti i colori, perché non si meravigliarono vedendoli e capirono la situazione. 'Paisà, 'dò vai'' disse quello. Solo Iddio sa come fecero a comunicare, visto che le poche parole italiane che parlavano erano napoletane.
Ma in qualche modo credettero alla divisa e comuniacrono di fermare il bombardamento.
Poco più tardi, mentre la nebbia si alzava e smetteva di piovere, entrarono assieme dalla porta sud del paese. Alfio e Gino in bici con la bandiera arrotolata sotto il braccio, a fianco i due americani a cavallo, e dietro le campagnole con gli altri soldati. Roba da matti.
Ma era finita.
E cominciava qualcosa, qualsiasi cosa.
La primavera, tanto per cominciare.
Per i pompieri il lavoro non era terminato, per oltre un anno ancora dovettero lavorare da matti per aiutare ad avviare la ricostruzione. Recuperando i morti, i fucilati, gli annegati. Assistendo i feriti e i rifugiati. In cambio di nulla; ben poco dell'enorme opera che fecero in tutta Italia nei giorni più duri fu riconosciuta e ricordata. Praticamente nulla. Chi sa qualcosa delle centinaia di pompieri costretti a lasciare l'amata divisa per non volere prendere la tessera del partito' O dei tanti pompieri, ufficiali e Comandanti fucilati o inviati ai campi in germania per non essersi piegati alle richieste di 'collaborazione' dei fascisti e delle SS' Pochi tornarono.
Anche in loro memoria questo modestissimo contributo.

Riferimenti: In memoriam Iok

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