feuerwehr !

Martedi 21 Giugno 2005 ore 16:25:22
Settanta uomini di ogni età e una sola ragazza, in divisa blu stanno allineati su quattro file nell'ampia autorimessa, e stanno anche attenti a quanto sta leggendo il capodistaccamento, di fronte, berretto e pacco di fogli in mano. Dietro di loro le ultimi luci della sera illuminano quattro o cinque automezzi, un paio di autobotti e qualche carro da trasporto. Verniciati di rosso e decorati con gli emblemi della città.
Claudio ha lo sguardo attentissimo, gli occhi si fanno lucidi: 'Guarda che roba, da noi non vengono neanche, e invece questi sono tutti qui e allineati sull'attenti. E sono le 20 di venerdì sera'. Immobile vicino al portone che si apre sul grande piazzale bagnato dalla pioggia, fissa assieme a Luciano e a me l'inconsueto rituale.
Gli automezzi sono puliti e lucidi, sia i nuovi che quelli un poco più vecchi. Lungo le pareti i consueti attaccapanni con appese le divise e gli attrezzi individuali da intervento. Forma strana. Ma quanti sono'
Mi volto e faccio segno di tacere agli altri nostri colleghi, che impermeabili alla solennità del momento continuano a parlare forte, disturbando. I soliti italiani. A un tratto, in risposta ad un segnale del capo, tutti i ragazzi in coro rispondono con un grido ritmico Un rito di sincronizzazione, immagino, non si capisce niente, e chi lo sa il tedesco' Qualche altra lettura ' immagino i servizi della settimana ' mette tutti in libertà, e il plotone si disperde.
In realtà vanno a prepararsi; il capo ci spiega, attraverso l'interprete, che per stasera ogni squadra ha la sua esercitazione da fare, come ogni fine settimana. Se è doveroso per noi, figuriamoci qui. Sono in settanta, hanno una decina di automezzi comprese tre ambulanze, un territorio di cinquantamila persone e fanno centocinquanta (!) interventi l'anno, di cui oltre metà di emergenza medica. Ne deduco che ciascuno di loro vedrà un incendio o un incidente al massimo una volta o due l'anno, se non si esercitano di continuo, come fanno a ricordarsi le procedure e l'uso degli attrezzi' Antonio scatta alte foto, pensoso: 'Bisogna che facciamo un gemellaggio con questi'. Claudio mi ruba le parole 'Sì. E poi cosa gli facciamo vedere a casa' Se gli mostriamo la caserma e i nostri automezzi, cosa pensi che dicano' ' Bello il rispostiglio della roba in disuso, ma dov'è la caserma' – '. 'Lasciamo perdere'.
Mentre li guardo montare le griglie per preparare la cena, penso a quanto è diverso qui. Bè, non troppo, a parte l'organizzazione e la lingua e le risorse enormi, per il resto ci sentiamo a casa in questa caserma. Gli attrezzi, la collocazione, l'edificio, i modi di fare dei colleghi tedeschi sembrano proprio i nostri. Vedo un collega della centrale che sta provando un attrezzo su un carro NBCR e chiede qualcosa ad uno dei locali, sono sicuro che non conoscono il linguaggio dell'altro, ma si capiscono bene. Tra pompieri non ci sono molti problemi. Claudio saggia il peso degli autoprotettori in fibra, qui li hanno in dotazione da almeno quindici anni! Qualche chilo e un'autonomia di quasi un'ora! I nostri saranno venti chili per venti minuti se va bene. Provate a metterli e lavorate su un tetto, poi capite la differenza.
Siamo nel nord della Germania, una piccola e pittoresca cittadina persa tra prati e boschi verdissimi, presso Hannover. È un freddo notevole e piove sempre, per essere giugno abbiamo preso un tempo un po' strano. Siamo venuto in ottanta vigili in autobus dalla nostra regione per visitare una esposizione di mezzi e attrezzature per vigili del fuoco, è l'unica grande in europa e la fanno ogni cinque anni. E per stasera siamo ospiti qui. Peccato, potevamo metterci in divisa. Siamo quasi tutti permanenti, molti anziani, pochi ufficiali, nessun comandante. E noi volontari. Tutti a spese nostre, ovvio, e tutti appassionati, per un motivo o per l'altro. C'è un capoturno della centrale, ci sono tanti ragazzi che operano in comandi dove non sono mai stato, anche alcuni pensionati. Dopo neppure un'ora dalla partenza sono iniziati gli scherzi, le battute in dialetto e i racconti di intervento, assoluta confidenza e fiducia, darsi del tu è obbligatorio, senza distinzione di età o grado. È per questo che io vado a questi incontri ogni volta che posso, è una full immersion nel nostro mondo, nella nostra cultura. Amo questa gente. Tutti pompieri, naturalmente. La differenza' La spiegano in molti in pullman, un caporeparto riassume: 'Il vigile del fuoco termina quando va in pensione, il pompiere mai'. L'ufficiale la spiega in un altro modo molto più pesante: 'incidente stradale con autista sbudellato: il vigile del fuoco si tutela da denuncie possibili, comunica alla centrale per farsi dire la procedura, poi chiede il cambio perché finisce il turno e se ha tempo aspetta il 118: il pompiere invece mette le budella dentro con le mani nude, sutura col filo di ferro e se l'ambulanza non arriva lo porta in spalla in ospedale e il giorno dopo telefona per vedere come va'. Bè, è un altro modo di dire, magari un po' più antiquato.
I colleghi si sono sparpagliati a curiosare ovunque. Abbiamo notato tutti bene che la caserma , gli automezzi e gli uomini qui presenti sono più di quanti ne possiamo trovare in Italia, non dico in un normale distaccamento italiano, ma addirittura in un medio comando provinciale italiano. Ho già detto che è anche un distaccamento volontario' E che ogni cinque ' dieci chilometri ce n'è uno' Proprio un altro mondo. Come il nostro Trentino, ma di più. Tempo di intervento garantito in otto minuti, con minimo due automezzi e dieci vigili. Su tutto il territorio nazionale. Per noi è pura fantascienza.
Sul piazzale asfaltato, presso l'autoscala vedo un gruppo di anziani in abiti civili che ci guardano e si agitano, sorridono. Qualcuno indossa il berretto blu a righe rosse con l'emblema, sono di sicuro i loro pensionati. Anche loro sono venuti ad accoglierci. Questo qui, capelli bianchi e occhi azzurri, dritto e agile, dovrebbe avere un bel po' di anni, ma si muove con una energia notevole. Non capisco un tubo, mi sta raccontando qualcosa, ma chissà cosa' Aldo, a intuito, mi aiuta, capiamo che deve essere stato il capo-distaccamento per molti anni. Gli altri si raccolgono attorno a noi. Mentre aspettiamo l'interprete, tira fuori il portafoglio e afferra una foto: è il ritratto di un giovane atletico in divisa scura. Mario la vuole fotografare e gli fa segno di mostrarla meglio. Il tedesco la mostra, ma non toglie il pollice di mezzo. Mi offro di tenerla, ma non la molla., mi guarda serio e incerto, chissà perché. Alla fine cede alle insistenze e toglie la mano. Ecco, adesso capiamo il problema, nascondeva la svastica sulla spalla.
La storia ci piomba addosso all'improvviso; eh sì, questa è la germania delle SS, dell'occupazione, degli anni bui di prima dei nostri genitori e nonni. Dei film di guerra con i tedeschi cattivissimi e degli americani salvatori (ma le bombe a noi chi ce le ha tirate'), dei bombardamenti, dell'orrore. Per noi sono racconti, lontani. Per lui è la sua vita, il suo passato e la colpa presente. La distruzione del suo paese, Norimberga, il dopoguerra, il senso di colpa. Prima avevo fatto un giretto su in sala riunioni ' sì, ce l'hanno, con schermo proiezioni e bar fornitissimo ' e avevo visto sui muri due lapidi con i nomi dei pompieri caduti nelle due guerre. Quella della prima era dipinta, un fante in tenuta da guerra in ginocchio davanti a tre tombe lungo un sentiero di campagna che porta chissà dove, la Germania del primo '900. Triste, molto, proprio nulla di retorica o propaganda. Anche da queste parti la guerra significava partire per chissà dove, chissà perché, e forse non tornare. Come da noi.
L'imbarazzo dura niente, uno sguardo d'intesa e scoppiamo tutti a ridere, compreso lui, e scuotiamo la testa. Ci siamo capiti, storia antica, l'oggi è questo piazzale, noi assieme, questi automezzi.. Poi, molto più tranquillo e sollevato, sorridendo comincia a raccontarci di com'era lì durante la guerra. Per fortuna è arrivato l'interprete, così si capisce meglio. Una sola bomba è caduta qui, fortuna. Di Hannover invece è rimasto ben poco. Brutti tempi, per tutti. Sono uno dei pochi che hanno letto i rapporti degli interventi del 1944 nella mia provincia, i racconti si assomigliano troppo, e inizio a sentire quel brivido freddo lungo la schiena.
Ormai la squadra cucine ha terminato di preparare le braci e vedo passare i vassoi con la carne da cuocere (wurstel, ovvio) e i contenitori di birra – quelli da bar. Vado a dare una mano a scaricare i viveri che abbiamo portato noi da casa (salumi, parmigiano) e le casse di vino. La serata si prospetta interessante. In effetti 'sti tedeschi non sono proprio seri come nei film, anzi, direi che è tutto il contrario e siamo già tutti in baracca. Pompieri.
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